1312: la fine dei Cavalieri Templari

L’11 marzo del 1314 la città di Parigi era in fermento, e sull’isola dei giudei tutto era pronto per l’esecuzione di due dignitari dell’Ordine dei Templari. Il primo a salire sulla pira fu il gran maestro Jacques de Molay.

Una delle più antiche rappresentazioni dei templari – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Mentre il boia si avvicinava per eseguire la sentenza, l’uomo raccolse le ultime forze e pronunciò le sue ultime parole:

Dio sa chi ha torto e chi ha peccato. La sventura colpirà presto coloro che ci hanno condannato ingiustamente. Dio vendicherà la nostra morte

L’Île de la Cité di Parigi – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Si narra che entrambi i condannati volsero lo sguardo alla Cattedrale di Notre-Dame e morirono pregando. L’opera di Filippo IV di Francia, detto il Bello, era completa.

L’Ordine dei Templari aveva cessato di esistere

Un ipotetico ritratto ottocentesco di Hugues de Payns, fondatore dell’Ordine dei templari – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Il tramonto delle Crociate

Negli ultimi anni del XIII secolo l’era delle crociate volgeva al termine. Nel 1291, i cristiani persero la città di San Giovanni d’Acri e dovettero abbandonare la Terra Santa. Per i cavalieri templari, ordine nato allo scopo di difendere i pellegrini del Santo Sepolcro, si aprì un periodo di grandi incertezze.

La caduta di San Giovanni d’Acri – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Le donazioni dei sovrani li avevano resi uno degli ordini più ricchi e potenti, con finanze che facevano gola a molti, ma senza alcuna guerra da combattere c’era chi li vedeva come una presenza ingombrante.

L’assedio di San Giovanni d’Acri – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

D’altronde già da po’ circolavano voci che mettevano in discussione il loro voto di povertà, e il pomo della discordia fu un certo Esquien de Floyran, che, nel 1305, si presentò alla corte di Giacomo II d’Aragona con quello che potremmo definire uno scoop. In passato era stato incarcerato per omicidio e diceva di aver condiviso la cella con un templare rinnegato, che gli aveva parlato del degrado morale dell’Ordine. Per Esquien i cavalieri erano ormai un gruppo di viziosi, che praticava riti in cui si rinnegava Cristo, si sputava sulla croce e ci si lasciava andare a pratiche sodomite o a baci “osceni”.

L’arresto dei templari francesi

Il sovrano non gli credette, ma Esquien non si arrese, e l’anno successivo portò la sua testimonianza all’attenzione di Filippo il Bello di Francia. Quest’ultimo, come tanti altri monarchi europei, aveva grossi debiti nei confronti delle banche e, nelle parole di Esquien, intravide una grande possibilità:

Impossessarsi dei beni dei Templari

Filippo il Bello in una miniatura del XV secolo – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

L’eco delle accuse di Esquien giunse alle orecchie del gran maestro Jacques de Molay, che chiese a Clemente V di mettere tutto a tacere con un’inchiesta pontificia. Il papa, però, si trovava in una posizione difficile.

Papa Clemente V – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Se da un lato era convinto dell’infondatezza delle voci, dall’altro la Chiesa stava vivendo un periodo di crisi, inaugurato dai precedenti contrasti fra Bonifacio VIII e il re di Francia, e non poteva schierarsi apertamente contro la corona.

L’arresto di Bonifacio VIII – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Il 24 agosto del 1307, Clemente acconsentì alla richiesta di Jacques de Molay, ma Filippo giocò d’anticipo e, senza aspettare i risultati dell’inchiesta, il 14 settembre ordinò il sequestro dei beni di tutti i templari che risiedevano in Francia. Il 13 ottobre, invece, iniziarono gli arresti.

Le accuse divennero di pubblico dominio ed erano infamanti: sodomia, idolatria ed eresia

Filippo il Bello – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

La notizia fece il giro del continente ma all’inizio gli altri sovrani europei scelsero di non emulare il gesto del Re Francese e lasciare in libertà i cavalieri che vivevano nei loro regni.

Un templare bacia un ecclesiastico, miniatura in un manoscritto di Jacques de Longuyon del 1350 circa – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Le indagini di Clemente V e le prime condanne

Il papa condannò la mossa di Filippo, perché, almeno in teoria, un ordine religioso era sotto la giurisdizione della Chiesa e non della corona. Nei fatti, però, Filippo promosse gli interrogatori di 138 cavalieri, che confessarono sotto tortura le loro azioni “depravate”, come vennero definite.

Verbale di un processo contro i templari – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Clemente si ritrovò dinanzi al fatto compiuto e il 22 novembre del 1307 emanò la bolla pontificia Pastoralis praeminentiae, in cui ordinò ai sovrani europei di procedere all’arresto dei templari e al sequestro dei loro beni.

Papa Clemente V – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Alla luce dei nuovi sviluppi meditò sul da farsi e chiese di ascoltare personalmente i templari di Francia. Filippo li aveva rinchiusi quasi tutti a Chinon e, oltre alla lontananza, addusse come scusa che i prigionieri erano troppo deboli per un trasferimento.

Filippo il Bello – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Si giunse a un compromesso: il 27 dicembre del 1307 Clemente inviò a Chinon Bérenger Fredol ed Étienne de Suisy. I due cardinali ebbero la possibilità di vedere gli imputati e scoprirono, per bocca dello stesso Jacques de Molay, che le confessioni erano le conseguenze di lunghe sessioni di torture.

L’interrogatorio di Jacques de Molay – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Il 12 agosto del 1308, il pontefice emanò la bolla Faciens misericordiam, in cui ordinava l’inizio del processo e convocava per il 1310 un Consiglio ecumenico che avrebbe discusso di una nuova crociata e del futuro della cristianità.

Papa Clemente V – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Grazie alla cosiddetta pergamena di Chinon, ritrovata nel 2001 nell’Archivio Segreto del Vaticano, sappiamo che fra il 17 e 20 agosto del 1308 Clemente sentenziò l’infondatezza delle accuse e, in gran segreto, assolse i cavalieri, sollevandoli da eventuali scomuniche. In teoria i templari avevano ottenuto il riconoscimento dell’innocenza, ma, nella pratica, la Chiesa doveva vincere le pressioni di Filippo e invalidare le confessioni.

La pergamena di Chinon – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

La commissione papale si riunì per la prima volta il 12 novembre del 1309 a Parigi e, nel giro di poco tempo, tutti i templari chiamati alla sbarra si proclamarono innocenti. La monarchia non aveva diritto di parola in un processo ecclesiastico, ma Filippo non voleva che il suo piano andasse in fumo e introdusse fra i giudici un suo uomo di fiducia, Philippe de Marigny, che fomentò un drastico cambio di direzione.

Jacques de Molay in un quadro ottocentesco – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Il 12 maggio del 1310 la Chiesa emise le prime sentenze.

I 54 templari che avevano ritrattato le confessioni del 1307 furono condannati a morte e bruciati al rogo

L’esecuzione di alcuni cavalieri templari – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Il Concilio ecumenico di Vienne

Gli inquisitori conclusero gli interrogatori degli altri imputati il 26 maggio del 1311, ma il procedimento legale andò in pausa perché, nel frattempo, erano in corso i preparativi per il Concilio ecumenico che Clemente aveva convocato nel 1308. La riunione ebbe inizio il 16 ottobre del 1311 a Vienne, con un anno di ritardo rispetto alla tabella di marcia, e i più alti esponenti della cristianità furono chiamati a decidere sul destino dei Templari in qualità di gruppo e non di singoli.

Il Concilio di Vienne – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Il dibattito non durò a lungo. Le possibili soluzioni erano due: procedere con lo scioglimento dell’Ordine o ricostruirlo dalle fondamenta. Filippo bramava di mettere le mani sui beni dei Templari e si recò a Vienne con l’esercito, dove barattò l’interruzione del processo post-mortem a Bonifacio VIII, controverso predecessore di Clemente, con l’assoluzione dagli eventi dello schiaffo di Anagni e lo scioglimento dell’Ordine. Il papa, che aveva le mani legate, il 22 marzo del 1312, con la bolla Vox in excelso, sentenziò la soppressione amministrativa dei Templari.

Clemente V e Filippo il Bello al Concilio di Vienne – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Restava ancora da decidere cosa fare dei cavalieri in attesa di giudizio e delle risorse finanziarie che tanto facevano gola a Filippo. Con la bolla Ad providam del successivo 2 maggio, il papa trasferì i beni dei Templari all’Ordine degli Ospitalieri (i futuri cavalieri di Malta) e con la Considerantes dudum di quattro giorni dopo stabilì che, a chi aveva confessato o dimostrato la sua innocenza, spettasse una pensione e l’opportunità di unirsi a un altro ordine monastico.

Al contrario, chi avrebbe ritratto la confessione o negato le accuse aveva un biglietto di sola andata per il rogo

Targa commemorativa della soppressione dell’Ordine dei templari all’interno della Cattedrale di San Maurizio a Vienne – Immagine di Pietro Di Fontana condivisa con licenza CC BY-SA 4.0 via Wikipedia

Il processo ai dignitari dell’Ordine

La congiura di Filippo volgeva al termine, e restava solo da decidere il destino dei quattro dignitari dell’Ordine. Il 22 dicembre del 1312 il papa nominò una nuova commissione pontificia, che interrogò un’ultima volta Hugues de Pairaud, Geoffroy de Goneville, il gran maestro Jaques de Molay e il precettore di Normandia Geoffrey de Charnay.

Jacques de Molay – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Gli imputati confermarono le confessioni del 1307 e, l’11 marzo del 1314, i gendarmi li scortarono nella piazza della Cattedrale di Notre-Dame per la lettura della sentenza. La condanna fu la reclusione a vita.

Condanna a morte di alcuni cavalieri templari – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Dopo quasi dieci anni il processo sembrava giunto al termine, ma ci fu un colpo di scena.

Nella sua Cronaca Latina, il cronista dell’epoca Guillaume de Nangis scrisse:
Mentre i cardinali pensavano di aver posto fine a questa vicenda, improvvisamente e inaspettatamente due di loro, il gran maestro e il maestro di Normandia, si sono ostinatamente difesi contro il cardinale che aveva pronunciato la sentenza e contro l’arcivescovo di Sens, Philippe de Marigny, ritrattando la loro confessione”.

Targa commemorativa in memoria di Jacques de Molay – Immagine di PHGCOM condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia

La Considerantes dudum parlava chiaro:

Un’altra ritrattazione equivaleva alla condanna a morte e la sorte di de Molay e de Charnay era segnata

Filippo scavalcò l’autorità del papa e convocò con urgenza un consiglio che mise nero su bianco la pena dei due cavalieri, bruciati al rogo il 18 marzo del 1314. Il sovrano ignorò le disposizioni di Clemente e anziché trasferire i beni dei Templari all’Ordine degli Ospitalieri li tenne per sé.

L’esecuzione di Jacques de Molay e Geoffrey de Charnay – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

La maledizione di Jacques de Molay

Tutto il processo ebbe un notevole impatto sull’Europa del tempo e, come spesso accade nella storia, non mancarono gli aneddoti che ne arricchirono il racconto.

Jacques de Molay durante l’esecuzione – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Leggenda narra che sul rogo Jacques de Molay maledisse il papa, Filippo e tutta la dinastia francese fino alla tredicesima generazione. È interessante notare che Clemente e il sovrano morirono non molto tempo dopo l’esecuzione del gran maestro, rispettivamente il 20 aprile e il 29 novembre del 1314. Quanto alla seconda parte dell’anatema, alcuni cronisti del Settecento affermarono, ma senza alcuna prova, che, prima di ghigliottinare Luigi XVI, il boia Charles-Henri Sanson disse:

Io sono un Templare e sono qui per portare a compimento la vendetta di Jacques de Molay

La morte di Filippo il Bello – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Ovviamente tutto questo è frutto della leggenda e delle credenze popolari. Quanto agli eventi che portarono alla fine dell’Ordine, possiamo dire che il papa era soggetto alla cattività avignonese e non poteva contrastare con efficacia le mire dello spregiudicato Filippo il Bello. I Templari furono vittima di una grande congiura, orchestrata per brama e cupidigia, il ritornello di azioni spregiudicate in nome del profitto che accompagna l’umanità dall’alba dei tempi.


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