110 tombe scoperte in Egitto raccontano l’era arcaica del Paese dei Faraoni

Il patrimonio storico-archeologico dell’Egitto continua ad arricchirsi con sempre nuove e sorprendenti scoperte, che ogni volta rimettono in discussione le conoscenze acquisite fino ad oggi. Recenti scavi lungo il delta del Nilo hanno consentito la scoperta di 110 antiche tombe che, sorprendentemente, risalgono ad epoche molto diverse e lontane fra loro.

La Necropoli di Koum el-Khulgan


Il Ministero egiziano del turismo e delle antichità rivela che 68 di queste sepolture risalgono addirittura alla lontanissima epoca predinastica, e si possono datare a circa 5300 anni fa, quando ancora la Valle del Nilo si divideva in Alto e Basso Egitto.

Cinque tombe risalgono alla cultura Naqada III, che precedette di poco l’unificazione dell’Egitto, intorno al 3000 a.C.

Ci sono poi 37 sepolture realizzate nella cosiddetta seconda era intermedia, all’incirca tra il 1782 e il 1570 a.C, quando una parte dell’Egitto era dominata dagli Hyksos, un popolo per molti versi ancora misterioso, che si stanziò nel nord del Paese quando i Faraoni governavano da Tebe, nell’area centrale dell’Alto Egitto, a ridosso del territorio nubiano, dove era fiorente il regno di Kush.

La storiografia del XIX secolo e di inizio XX descrive il secondo periodo intermedio come caotico e oscuro, dominato da questo popolo arrivato chissà da dove (forse dall’Asia). In realtà pare che gli Hyksos abbiano semplicemente approfittato di un vuoto di potere, legato alla decadenza della XIII dinastia, e occupato la parte nord dell’Egitto, assimilando comunque la cultura e le tradizioni del paese.

Manufatti trovati all’interno delle tombe

Le scoperte nella necropoli a Koum el-Khulgan (circa 150 chilometri a nord-est del Cairo) rivestono particolare importanza proprio perché possono fornire notizie intorno a un lontanissimo periodo storico, quello predinastico, e al contempo intorno all’epoca degli Hyksos. Ciò consentirà forse di comprendere meglio le relazioni tra Egizi e Hyksos, e quanto questi ultimi abbiano assorbito della cultura locale.

Il maggior numero di reperti del recente scavo è stato rinvenuto nelle tombe degli Hyksos, di forma rettangolare, dove i morti venivano collocati in posizione supina, con la testa rivolta a ovest.

Oggetti dei corredi funebri

Le 68 tombe di epoca predinastica, di forma ovale, sembrano ricollegarsi a una civiltà del Basso Egitto che si sviluppò già nel 3500 a.C. nel delta del Nilo. Le persone sepolte in queste tombe sono state inumate in una posizione raccolta e con la testa rivolta a ovest. Particolarmente emozionante è il ritrovamento dello scheletro di un bambino sepolto all’interno di una giara, una pratica funeraria abbastanza diffusa anche se non completamente spiegata nella sua funzione.

Si può pensare a un desiderio di protezione dall’ambiente circostante, per i corpi così fragili di bambini tanto piccoli, oppure si può equiparare la giara a un “grembo materno”: l’intento sarebbe quindi stato quello “di riportare [il] bambino nella Madre Terra, o nella protezione simbolica di sua madre”, secondo l’interpretazione dell’archeologo israeliano Yoav Arbel.

E’ significativo il fatto che il corpo di un altro bambino, sepolto in una giara, sia stato trovato anche nella parte della necropoli usata dagli Hyksos.

In tutte le tombe predinastiche e in quelle del periodo Naqadda III sono stati rinvenuti corredi funerari composti da vasi di ceramica e altri oggetti, come collezioni di conchiglie, cosmetici e gioielli, che dimostrano quanto, già più di 5000 anni, la sepoltura dei morti fosse connotate da precisi rituali. Niente di paragonabile, ovviamente, con le ricchissime tombe dei Faraoni, ma comunque la necropoli mostra i segni di una civiltà avanzata, che porterà alla nascita della Dinastia 0 e alla formazione del regno egizio.

La cultura Naqada risale a circa 4000 anni prima di Cristo e, per quanto conosciuta quasi esclusivamente attraverso le sue necropoli, mostra i segni di una civiltà dedita ai commerci, dove iniziano a comparire anche oggetti in oro e argento, prodotti da artigiani che lavorano per la classe dominante delle città, tutte sorte lungo il corso del Nilo, fondamentale via di comunicazione tra Nord e Sud, ma anche simbolo dell’unione tra il mondo umano e quello divino, perché in quel fiume avevano navigato gli dei ancestrali. Nel corso di un migliaio di anni, svariate guerre portano all’unificazione del paese, con i re della Dinastia 0, come il famoso Re Scorpione, che qualcuno identifica con Narmer, il Faraone della I Dinastia e unificatore dell’Alto e Basso Egitto.

I popoli della cultura Naqada sono dunque i progenitori degli antichi Egizi, quelli in grado di affascinarci ancora oggi per il grado di civiltà raggiunto e per quelle misteriose ed eterne costruzioni, le piramidi, che resistono al trascorrere dei millenni.

Tutte le immagini sono del Ministero del turismo e delle antichità dell’Egitto

Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.