Esistono pochi momenti nella vita di una persona in cui ogni singola persona dell’intera umanità ricorda esattamente cosa stava facendo, dove si trovava e cosa pensava in quel preciso istante. L’11 settembre 2001 è, sicuramente, uno di quelli. C’era chi stava mangiando, chi guardava la televisione, chi era al lavoro e chi stava ancora trascorrendo le ferie al mare, approfittando degli ultimi scampoli d’estate.

Alle 9:01 di mattina, in Italia erano le 16:01, il tempo si fermò per qualche decina di minuti, mettendoci davanti a un evento di quelli che cambiano la storia, un evento i cui strascichi si sarebbero protratti sino ai giorni nostri.

Ma andiamo con ordine, partendo da molto prima.

Il 25 agosto 1957 nasce Osama Bin Laden, a Riyad, in Arabia Saudita. Il 6 luglio 1946 nasce George Walker Bush, a New Haven, in Connecticut. Loro non possono saperlo, ma saranno i due protagonisti di una vicenda in grado di scuotere nelle fondamenta la società di tutto il globo.

Non potendo in questa sede parlare a lungo della vita di entrambi, si può dire che tutti e due potrebbero considerarsi dei predestinati. Bin Laden è in odore delle guerre internazionali quando, ancora studente, nel 1979 entrò fra le fila dei Mujaheddin contro i sovietici in Afghanistan. Laureato in ingegneria civile (1979) e amministrazione pubblica (1981), è diventato l’apice di una organizzazione terroristica internazionale nel 1988, quando fonda al-Qa’ida.

Sposato con 5 o 6 mogli, ha 25 o 26 figli ed è il diciassettesimo di 52 fratelli e fratellastri

Nell’organizzazione fondata da Bin Laden entra anche Ayman al-Zawahiri, medico, poeta e scrittore egiziano, che diventa la guida ideologica del gruppo. Proveniente da una prestigiosa famiglia di magistrati e religiosi, è da sempre impegnato nella Jihad inferiore, lo “sforzo” dei musulmani nella diffusione della religione islamica oltre i confini dei loro stati nazionali.

L’organizzazione terroristica di al-Qa’ida nel 1998 compie il primo grande attacco agli Stati Uniti, quando in Kenya e Tanzania distrugge le ambasciate statunitensi provocando 224 morti e ben 4.000 feriti. Il Presidente Statunitense all’epoca era Bill Clinton, che fa bombardare una fabbrica farmaceutica in Sudan (accusata di produrre armi chimiche) e altri obiettivi in Afghanistan. Ma, almeno per ora, la diatriba si conclude lì.

Sotto, una delle ambasciate distrutte, fotografia di pubblico dominio:

L’obiettivo di Bin Laden, ben lungi dal cercare uno scontro armato contro un nemico infinitamente più potente della sua organizzazione, è quello di impegnare gli Stati Uniti, accusati di innumerevoli colpe, nello spingere il loro intervento su suolo di paesi musulmani, in modo (secondo le idee del terrorista) da far crollare l’economia americana a causa dei costi della guerra.

Dall’altra parte della barricata ci sono gli States, la nazione più ricca e armata al mondo, che è impegnata da anni in tante guerre sul fronte mediorientale, ma su tutte si può ricordare l’intervento contro Saddam Hussein in Kuwait (Prima Guerra del Golfo), quando il presidente era George Bush Senior.

L’11 Settembre 2001 non è più presidente Bush Senior ma Junior, che ha vinto le elezioni con meno voti complessivi del suo avversario Al Gore (unico caso dal 1888) e che è una persona abbastanza particolare. Figlio di un presidente, fratello del governatore della Florida Jeb Bush (stato decisivo per l’elezione), George W. Bush Junior è un predestinato alla carriera politica con un curriculum universitario di primissimo livello (il primo presidente statunitense con un Master in Business Administration), con un passato da pilota di caccia e con una famiglia solida, incarnazione del modello americano.

Ma non solo. Dopo alcuni episodi di gioventù “scapestrata” (accuse di furto di ghirlande di Natale e guida in stato di ebbrezza), Bush decide di passare alla dottrina Cristiano/Metodista, la stessa della moglie, e si considera un cristiano “rinato”, fuggendo la tentazione dell’alcool e impegnandosi nel dinamismo evangelico nella società reale.

Ma Bush è anche un imprenditore, e negli anni ’80 colleziona la fondazione di aziende petrolifere con relativi fallimenti che lo portano ad essere aspramente criticato per pratiche commerciali scorrette e guadagni da operazioni illecite, anche se non viene provato mai nulla.

Giunto alle elezioni del 2000 come favorito (anche per la naturale alternanza fra democratici e repubblicani), le vince grazie al giudizio della corte suprema statunitense, che lo proclama Presidente con 5 voti favorevoli contro 4.

11 Settembre 2001

E si arriva così al fatidico giorno in cui al-Qa’ida attacca l’Occidente. Tre aeroplani di linea si schiantano contro altrettanti obiettivi, mentre uno precipita in un campo a causa della rivolta dei passeggeri. Muoiono 2.977 persone, i 19 attentatori e rimangono feriti in 6.400.

Le Torri Gemelle sono distrutte, il Pentagono è gravemente danneggiato, l’Occidente si sente vulnerabile come mai nella sua storia

L’atto terroristico viene rivendicato da al-Qa’ida, che spiega i diversi moventi che hanno portato alla sua organizzazione:

  • Sostegno degli USA a Israele
  • Sanzioni all’Iraq
  • Presenza di truppe statunitensi in diversi paesi musulmani, fra cui l’Arabia Saudita, sede de La Mecca

La risposta statunitense non si fa attendere, e inizia immediatamente una guerra contro l’Afghanistan, reo di ospitare al-Qa’ida, e poco più tardi contro l’Iraq e contro l’odiato Saddam Hussein.

Le conseguenze si protraggono ancor oggi, dove in questi paesi non è ancora stato possibile organizzare governi democratici che garantiscano l’incolumità e la pace dei loro popoli.

Complottismo sull’11 Settembre

E come per ogni evento di questa portata che si rispetti, anche gli attentati dell’11 settembre 2001 sono stati oggetto di una articolata disamina da parte dei complottisti, i quali sostengono che la regia sia in realtà statunitense.

Secondo i sostenitori della teoria del complotto le torri, progettate entrambe per resistere all’impatto con un aeroplano, sarebbero collassate a seguito di diversi esplosivi posizionati nelle loro fondamenta, collassando per l’esplosione di questi e non per l’impatto dei velivoli.

Le teorie dei complottisti, però, sono state sconfessate da diversi studi. Fra questi è importante citare: “Mechanics of Progressive Collapse: Learning from World
Trade Center and Building Demolitions” (disponibile gratuitamente qui), di Zdenfk P. Bažant e Mathieu Verdure, ingegneri civili, e dal Rapporto della Commissione sull’11 settembre, realizzato da un gruppo di avvocati, senatori e deputati chiamato a dirimere la questione delle responsabilità riguardo l’attacco terroristico.

Sotto, diagramma dell’attacco alle torri. Fonte Wikipedia:

La commissione, composta da 5 membri Repubblicani e 5 Democratici, appurò che l’Intelligence statunitense avrebbe potuto prevenire gli attacchi se avesse adottato una strategia maggiormente aggressiva nei confronti di al-Qa’ida, ma che non sono ravvisabili responsabilità dirette di statunitensi nell’attentato terroristico. Non scevro da critiche, anche su presunti conflitti d’interessi, il rapporto di 567 pagine è liberamente consultabile a questo link.

Cosa ci rimane del 2001?

L’eredità di quell’evento, a quasi 20 anni di distanza, è tangibile in modo pragmatico dal genere umano. La fiducia che aveva raccolto il modello americano dal secondo dopoguerra in poi non era mai stata messa in discussione – se non marginalmente dalla crisi petrolifera degli anni ’70 – e la crescita del blocco occidentale sembrava garantire decenni di prosperità e pace, a prescindere dagli eventi che si verificavano in Asia e in Africa dove si interveniva “a casa loro”.

Quell’attacco ha messo in mostra la vulnerabilità dei nostri luoghi più affollati, e insieme a essi la fragilità dell’economia occidentale, che viene davvero colpita dall’impegno militare in Afghanistan e che porta l’amministrazione degli States, nel 2005, a spendere 401 miliardi di dollari in spese militari su 2.400 miliardi totali di budget.

Sotto, un diagramma mostra il bilancio degli Stati Uniti durante l’amministrazione Bush (2001/2008):

Cosa ci resta di quel giorno e degli anni seguenti? Come spesso succede con le guerre in realtà la società non è cambiata poi tanto, ma il mondo potrebbe sembrarci, a volte, un po’ meno grande e sicuro.

Sotto, un video mostra la storia degli eventi:

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...