L’India è abitata da circa 27.000 elefanti asiatici, che rappresentano oltre la metà della popolazione mondiale. La specie è già in pericolo a causa della deforestazione e dell’industrializzazione del loro habitat, ma la costante necessità di territorio da parte dell’uomo sta minacciando pericolosamente l’esistenza dei magnifici pachidermi.

Il conflitto tra umani ed elefanti nei villaggi

I tragitti tradizionali dell’elefante da una foresta all’altra, percorsi dagli animali per la ricerca di cibo, si chiamano “corridoi”, e sono tracciati da tempo immemore dai grandi pachidermi. La presenza dell’elefante non ha scoraggiato la costruzione di villaggi, linee ferroviarie, miniere o aree agricole, con il risultato che oggi gli animali sono costretti ad attraversare zone fortemente antropizzate.

Le conseguenze sono drammatiche

Gli elefanti distruggono, inevitabilmente, i raccolti degli agricoltori, le cui vite sono in pericolo a causa dei tentativi di allontanare gli animali. Gli elefanti inoltre hanno ormai imparato a mangiare direttamente dalle fattorie, distruggendo a volte il raccolto dei contadini locali.

La reazione delle popolazioni locali è la violenza

Alcuni agricoltori della zona del Bengala hanno ormai deciso di affrontare la questione di petto, e da diverso tempo a questa parte hanno iniziato ad allontanare gli elefanti con delle bombe incendiarie, seguendo poi gli animali terrorizzati con delle lance acuminate per allontanarli dai villaggi.

I pachidermi spesso rimangono uccisi

Biswajit Mohanty, segretaria della “Wildlife Society” di Odisha, spiega che “Gli abitanti dei villaggi sono disperati … la compensazione per acro per il danno (degli elefanti) è molto più bassa che in altri stati. I contadini cercano di lanciare delle sfere infuocate, hanno barre di acciaio immerse nel cherosene con una punta e a volte colpiscono gli elefanti quando si avvicinano“.

La Corte Suprema dell’India, interrogata dalle società ambientalista, ha definito questi metodi “barbari”.

L’impatto della vita moderna

La ferrovia tra Siliguri e Alipurduar è stata causa di moltissimi decessi di elefanti. Fra il 2009 e il 2017 sono morti 120 animali sui binari del treno, ma i funzionari dell’azienda ferroviaria rifiutano l’attribuzione di responsabilità per questo massacro. I treni viaggiano ad alta velocità, e non possono fermarsi in tempo quando un elefante attraversa la ferrovia.

Atish Sen, un fotografo, ha assistito alla scena in cui alcuni cadaveri di elefanti venivano rimossi. Afferma: “Non ho mai visto un incidente così orribile: gli elefanti erano stati letteralmente fatti a pezzi“.

Anche i recinti dei contadini possono costituire un pericolo per gli elefanti, poiché possono rimanere intrappolati o strangolati dal loro stesso peso e morire.

Soluzioni non violente

Alcune organizzazioni internazionali come Project Elephant, World Land Trust e IFAW (International Fund for Animal Welfare) stanno tentando di offrire soluzioni pratiche per garantire i corridoi per gli elefanti. Il Wildlife Trust of India spiega, sul proprio sito web, che “Gli elefanti sono una specie chiave. Il loro comportamento nomade – le migrazioni quotidiane e stagionali che fanno con i loro gruppi familiari – è immensamente importante per l’ambiente“.

Due soluzioni alternative per deviare i tragitti degli elefanti sono state impiegate nel distretto di Wayanad, nello stato del Kerala, con una certa efficacia. Le luci lampeggianti (tipo da discoteca) impediscono agli animali di avvicinarsi ai terreni agricoli, mentre alcune recinzioni sono state modificate annettendo degli alveari, veri e falsi, per sfruttare la paura dei pachidermi per le api e tenerli lontani.

Il futuro della specie è nelle mani dei contadini e degli amministratori locali, e la speranza è che questi riescano a comprendere il ruolo chiave dell’elefante per tutto l’ecosistema indiano.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...