La serie che La7 sta trasmettendo in chiaro su Chernobyl (Černobyl) ha rimesso in moto la macchina di esperti nucleari, gran parte dei quali formatisi su dicerie, leggende e articoli giornalistici improntati più sul sensazionalismo che sulla scienza.

Occorre sempre specificare che molte delle scene delle cinque puntate sull’incidente avvenuto alla centrale nucleare nel 1986 sono, proprio perché hanno la caratteristica di un film, spesso romanzate, a volte restando abbastanza fedeli alla realtà, a volte molto meno. Quindi non dobbiamo considerare la serie Chernobyl alla stregua di un documentario o di un’analisi scientifica su quello che è accaduto.

Se volete sapere cosa, come, quali siano state e quali siano attualmente le conseguenze di un incidente drammatico e complesso come quello avvenuto nella centrale ucraina “Lenin”, mi dispiace deludervi, ma cinque ore di film non possono dare una risposta esauriente.

Dovreste invece andarvi a leggere migliaia di pagine contenute in decine di rapporti accurati e approfonditi redatti da scienziati e commissioni d’inchiesta che si sono succedute per i 36 anni da quel 26 aprile 1986 ad oggi. O, in alternativa, leggere qualche libro (serio) sull’argomento scritto da chi mastica (seriamente) anche seppur di poco, di materia nucleare e di radioattività.

Come molti di voi, anche io ho seguito le cinque puntate con piacevolezza, ma questo non significa che Chernobyl sia una fedele rappresentazione di quello che è accaduto e tantomeno una serie scientificamente ineccepibile. Su un piano parallelo anche i libri di Dan Brown li ho divorati per la scrittura fluida e la suspence che sapevano dare, ma da qui a dire che siano libri storici ne passa…

Del resto, la stessa produzione di Chernobyl ha onestamente e sinceramente ammesso di aver manipolato la realtà per renderla più appetibile al pubblico. L’audience è pur sempre il principale motore che fa girare l’economia cinematografica e gli spettatori, si sa, vengono legati allo schermo anche forzando e alterando fatti realmente accaduti.

Elencare cosa non mi ha convinto in un serie, pur avvincente e scenograficamente ben rappresentata, come questa sarebbe troppo lungo e tedioso per i non addetti ai lavori.

Cominciamo col dire che Chernobyl era un centrale sia civile sia militare; non serviva solo a produrre energia, ma anche plutonio che veniva utilizzato per le bombe nucleari. Questo portava a dover cambiare il combustibile nucleare con più frequenza (si parla di giorni anziché di mesi come avviene nei reattori ad esclusivo uso civile). Da qui la presenza costante della gru e la mancanza di un tetto nell’edificio di contenimento del reattore.

A differenza di quanto spesso si sente dire, a Chernobyl non vi è stata esplosione nucleare né avrebbe mai potuta esserci. Ci furono due esplosioni, una dovuta alla pressione creata dalla scissione di idrogeno e ossigeno dell’acqua di raffreddamento e l’altra dovuta alla reazione chimica tra idrogeno, grafite (cioè carbonio) e aria.

Dato che l’elenco delle incongruenze nella serie è abbastanza lungo sceglierò solo alcune delle scene che più hanno colpito l’immaginario collettivo del pubblico televisivo.

1 – Per prima cosa i personaggi: la scienziata bielorussa Ulana Khomyuk, figura su cui rotea tutta l’etica scientifica della serie, non è mai esistita. Secondo il produttore è stata inserita per rappresentare il lavoro fatto da numerosi colleghi sovietici dopo l’incidente, ma dare vita ad un personaggio così rappresentativo ed eroico, una delle colonne della serie è stata sicuramente una delle forzature che ho apprezzato di meno.

Sotto, il trailer della serie:

2 – Incredibile, poi, il fatto che una fisica nucleare come Khomyuk redarguisca una donna incinta per aver toccato il marito contaminato dalle radiazioni, come se questo fosse contagioso. In realtà, una volta pulita e lavata, la pelle esterna non risulta più essere contaminata in quanto l’avvelenamento è ormai solo interno al corpo della vittima. Il bambino che la donna diede alla luce morì dopo quattro ore, ma nessun epidemiologo ha mai imputato che la morte fosse conseguenza del fatto descritto nella serie.

3 – A far da contrappunto alla Khomyuk, c’erano le figure dei politici sovietici intervenuti per “calmierare” ed “edulcorare” la verità al fine di renderla meno lesiva nei confronti dell’URSS a livello internazionale. Atteggiamenti simili, da gradassi e spacconi erano presenti nel regime di allora così come sono presenti ancora oggi, ma anche questi caratteri sono stati generosamente manipolati e il loro comportamento spavaldo è stato ampliato oltremisura. Più volte nella serie si sentono funzionari sovietici intimare ai loro sottoposti che sarebbero andati incontro alla fucilazione se non avessero ottemperato agli ordini (addirittura Ščerbina minaccia di gettare Legasov dall’elicottero nel caso questi decidesse di non collaborare!). L’URSS di Gorbaciov era ben lontana dall’essere l’Unione Sovietica degli anni Trenta, dove ogni opinione contraria al Cremlino poteva essere punita con l’arresto o con la morte.

4 – La figura di Anatolij Dyatlov, ingegnere nucleare e supervisore che diresse i test che portò all’incidente, nella serie è stata demolita e, dal punto di vista umano è stata una delle critiche maggiori rivolte al film dai collaboratori di Dyatlov, i quali ammiravano e stimavano il loro collega anche se il suo carattere era alquanto scorbutico.

5 – Il film fa intendere che tutte le persone ammassate sul ponte ferroviario di Pripyat (a tre km dalla centrale) per osservare la colonna bluastra che si librava verso il cielo sarebbero morte in seguito alle radiazioni assorbite. La storia era una delle prime leggende metropolitane che si erano sparse dopo l’incidente, ma è stata smentita più volte da diverse fonti.

6 – Sempre riguardo al ponte di Pripyat, la luce blu iridescente viene definita nel film come effetto Čerenkov (l’effetto di luce bluastra iridescente che si nota nelle piscine che contengono combustibile nucleare esausto dovuto al fatto che le particelle cariche emesse dal combustibile in acqua viaggiano più veloci della luce, che in quel mezzo viene rallentata). In realtà in questo caso non si tratta dell’effetto Čerenkov, bensì dagli atomi di ossigeno e azoto presenti nell’aria che si sono ionizzati emettendo fotoni con un livello di energia pari alla frequenza blu dello spettro del visibile. Una sorta di aurora boreale artificiale.

7 – L’elicottero caduto durante le operazioni di lancio di sabbia mista a boro sul reattore lasciando intendere che l’incidente fosse causato delle radiazioni, non è mai esistito. L’unico elicottero che cadde a Chernobyl fu il 2 ottobre 1986, quando le pale delle eliche si impigliarono in un cavo della gru durante le operazioni di smantellamento del tetto.

8 – La parte che forse più ha impressionato il pubblico è la frase in cui si prospettava una possibile esplosione di due o quattro megatoni (circa 200 volte la potenza della bomba di Hiroshima) che avrebbe reso inabitabile l’intera area europea dell’URSS per decine di anni causando la morte immediata di decine di milioni di persone. In realtà tale esplosione non sarebbe mai potuta accadere per diversi motivi: primo perché se tutti i 7.000 litri d’acqua contenuti nei serbatoi fossero venuti a contatto istantaneamente con tutto il corium a 3.000 gradi centigradi avrebbero causato un’esplosione al massimo di 200 tonnellate di tritolo (pari a 0,2 kilotoni).

Poi perché il corium (il prodotto che si forma a causa della fusione del nocciolo e composto principalmente da diossido di uranio) ha un 5% dell’intera massa che può emettere elementi radioattivi e il 3,5% di questa si era già dispersa nell’aria nelle prime ore dell’incidente con le reazioni di fissione del combustibile che si erano già esaurite. Essendo esaurita la reazione di fissione, il calore generato era dovuto agli isotopi di transizione formati da elementi pesanti che, in caso di esplosione, sarebbero ricaduti in un’area circoscritta attorno al reattore invece che volteggiare nell’aria per decine, se non centinaia di chilometri.

9 – Infine, la sempre difficile questione del conteggio delle vittime su cui bisognerebbe scrivere un libro a parte. Qui entrano in gioco moltissimi fattori, molti dei quali oggettivi, ma più spesso soggettivi che possono essere presi e manipolati a piacimento a seconda dell’obiettivo che si vuole raggiungere.

La polemica su questo campo è accesa tra coloro contrari allo sviluppo dell’energia nucleare, che conteggiano in centinaia di migliaia il numero di morti dovuti all’incidente (un caso a parte sono quelli che, senza alcun apporto scientifico sparano a casaccio cifre di milioni di morti) e coloro che sono favorevoli allo sviluppo delle fonti energetiche nucleari, che generalmente si attengono agli studi dell’OMS, della Chernobyl Tissue Bank (altra organizzazione dell’OMS) e dell’UNSCEAR (organizzazione ONU). Questi studi indicano che le vittime a pochi mesi dall’incidente sarebbero 65 e nel giro di cent’anni dall’incidente i morti imputabili a Chernobyl salirebbero in totale a 4.000.

Una cifra ben diversa rispetto a quelle riportate da altre organizzazioni che, generalmente fanno a capo al movimento “No al nucleare”. I motivi di questa discrepanza sono complessi e vanno, oltre che dalla tipologia di conteggio (dose cumulativa contro dose effettiva, campione ed estensione di popolazione considerato) a vere e proprie falsificazioni a scopo ideologico (sia in ribasso che in rialzo). È anche difficile ricondurre un cancro alla sua fonte originaria: la malattia può insorgere per diversi fattori e a distanza di anni. Solo il tumore alla tiroide, causato dallo iodio 131, è imputabile sicuramente a Chernobyl e i casi conclamati sono circa 6.000, di cui una ventina mortali che alla fine del secolo potrebbero salire a 16.000 casi e circa 200 morti. Questo alla tiroide è, inoltre, il tumore con maggiore probabilità di cura tra quelli che possono essere generati dai radionuclidi fuoriusciti dalla centrale ucraina.

10 – Un’ultima considerazione: il sito ufficiale ucraino della Zona di esclusione monitora costantemente il livello di radiazioni negli strati superficiali dell’atmosfera. Gli ultimi dati indicano una dose di radiazioni gamma a Chernobyl tra 200 e 250 nSv/ora (nanoSievert/ora) equivalenti a circa 1750-2.200 microSievert all’anno (1,7-2,4 milliSv/anno), più o meno la quantità di radiazioni naturali a cui siamo sottoposti tutti noi (2.400 microSievert/anno, o 2,4 milliSv/anno). A meno che non decidiate di andare a vivere sulla bellissima spiaggia tropicale di Guarapari, in Brasile. In questo caso le radiazioni naturali che assorbirete in un anno sono pari a 40.000 microSievert all’anno (40 milliSv/anno).

Sotto, un filmato mostra la comparazione fra le scene della serie e quelle riprese dalle telecamere nel 1986. Nonostante gli errori scientifici la produzione ha riprodotto fedelmente la realtà in innumerevoli occasioni:

Piergiorgio Pescali
Piergiorgio Pescali

Ricercatore scientifico, viaggia il mondo per lavoro e nel frattempo collabora con giornali, riviste, radio. Corea del Nord, Giappone e Sudest asiatico sono le mete che frequenta più spesso. Ha scritto quattro libri “Indocina”, “Il Custode di Terra Santa – un colloquio con padre Pierbattista Pizzaballa”, “S-21, nella prigione di Pol Pot” l’ultimo dei quali, “La nuova Corea del Nord-Come Kim Jong Un sta cambiando il paese”, illustra come la società, la politica e l’economia nordcoreana stia cambiando velocemente a differenza della percezione espressa da gran parte della stampa italiana.