10 Cose che probabilmente non Conoscete di Sir Arthur Conan Doyle

Sir Arthur Conan Doyle è il creatore di uno dei personaggi più popolari della storia della letteratura, il detective infinitamente pieno di risorse Sherlock Holmes (accompagnato, naturalmente, dal suo fedele compagno, il Dr. Watson). Pur essendo trascorso più di un secolo dalla sua nascita, Holmes è ancora uno dei personaggi letterari più popolari: è il protagonista di fiction televisive trasmesse in diversi paesi del mondo, per non parlare dei film di Hollywood che lo vedono protagonista. L’ultimo risale a pochi anni fa, con l’attore Robert Downey Jr. nel ruolo del detective. È a causa di questa grande popolarità che Doyle di solito viene ricordato semplicemente come il creatore di Sherlock Holmes, ma è difficile dare vita a un personaggio così interessante e duraturo senza essere una persona a sua volta interessante.10 notizie su A,C,Doyle3

Dottor Doyle

La sua passione iniziale non era la letteratura, ma la medicina. Doyle si laureò presso l’Università di Edimburgo ed era ufficialmente un medico. Tuttavia, quando aprì uno studio a Portsmouth, dopo una breve esperienza come medico di bordo, non ebbe mai molti pazienti, e forse fu la sua fortuna, perché la grande disponibilità di tempo gli consentì di dedicarsi alla scrittura. Fu proprio in questo periodo che scrisse Uno studio in rosso (1887), la prima opera con Sherlock Holmes protagonista.

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Le amicizie letterarie

Doyle aveva l’abitudine di giocare in una squadra di cricket amatoriale accanto a colleghi scrittori come James Matthew Barrie, autore di Peter Pan, e Alan Alexander Milne, il creatore di Winnie the Pooh. Lui e Barrie avrebbero poi scritto un’opera insieme, intitolata Jane Annie. Doyle era anche amico di Bram Stoker, il creatore di Dracula, e aveva frequentato l’università insieme a Robert Louis Stevenson, l’autore de L’isola del tesoro.

James Matthew Barrie nel 1901

La passione per lo sport

Durante la sua gioventù, Doyle mostrò interesse per molti sport: oltre al cricket amatoriale, praticò anche il golf e la boxe, e fu il portiere della Portsmouth Association Football Club sotto lo pseudonimo di A. C. Smith. Doyle fu anche uno dei primi a diffondere la pratica dello sci in Inghilterra, scrivendo delle sue divertenti esperienze di sciatore in Svizzera.

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La nomina a cavaliere

Nel 1903, Doyle fu insignito del titolo di baronetto, ma non per le storie di Sherlock Holmes, che erano già grandi successi, bensì per il breve pamphlet intitolato La guerra in Sud Africa. All’epoca, l’Inghilterra era coinvolta nella Seconda guerra boera, che molte persone non approvavano e Doyle scrisse questo pamphlet come giustificazione per il ruolo svolto dall’Inghilterra. Più tardi dirà che l’appoggio scritto al governo fu il motivo principale del suo cavalierato.

L’impegno in politica

In due occasioni Arthur Conan Doyle si candidò al Parlamento inglese come membro del Liberal Unionist Party, ma non fu mai eletto.

Sherlock Doyle

Più volte l’autore fu coinvolto in cause penali reali, in cui prese le difese di persone ingiustamente accusate. Il caso più famoso è quello dell’avvocato George Edalji, accusato di scrivere lettere minatorie e di mutilare gli animali. Doyle si convinse dell’innocenza di Edalji seguendo il metodo deduttivo usato da Sherlock Holmes: quando incontrò l’avvocato per la prima volta, Doyle notò che Edalji leggeva tenendo il giornale a pochi centimetri dal suo viso, deducendo che, durante la notte, qualcuno con tali problemi di vista non sarebbe stato in grado di eludere con successo la polizia.

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George Edalji

Non era un fan di Sherlock Holmes

A causa delle continue richieste del pubblico di storie con Sherlock Holmes, Doyle alla fine si stancò del suo detective, perché godeva di una popolarità maggiore della sua, ed era sempre in cerca di un modo per ucciderlo. Costantemente invitato a non farlo, Doyle diede ascolto ai propri lettori fino al 1893, quando uccise Holmes insieme al suo acerrimo nemico, il Professor Moriarty, nel racconto Il problema finale. A causa dell’indignazione del pubblico, Sherlock Holmes tornò in vita otto anni più tardi e Doyle continuò a scrivere le sue avventure per altri 27 anni.

Credeva nel paranormale

A differenza del suo scettico detective, Doyle era un grande fan di medium, sensitivi, spiritisti, lettori della mente ed esperti del soprannaturale di ogni sorta. Era anche convinto dell’esistenza delle fate e sostenne fortemente la loro esistenza, in particolare di quelle di Cottingley -una serie di fotografie ritraevano giovani ragazze in compagnia di fate – arrivando a scrivere su di loro il libro Apparizioni delle Fate (1922).

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Una delle foto delle Fate di Cottingley

Sedute spirituali post mortem

Dato l’interesse di Doyle per lo spiritismo, non è sorprendente che qualcuno abbia cercato di mettersi in contatto con lui nell’aldilà. Appena una settimana dopo la morte di Doyle, nel 1930, fu organizzata una seduta spiritica di massa al Royal Albert Hall. Parteciparono in migliaia e, come si può immaginare, un medium affermò di aver preso contatto con Arthur Conan Doyle dall’oltretomba.

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Una seduta spiritica, eseguita qualche anno dopo la sua morte, per contattare Doyle

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