Fotografa per passione e per professione, Lara Zibret riflette con sensibilità sulle potenzialità dell’immagine, sulla sua presenza all’interno dell’ambiente urbano nel quale vive e opera e dal quale è circondata, traendo da esso ispirazione, indagandolo e catturandone quella bellezza che spesso si cela fra le pieghe della città ma che rimane nascosta ad un occhio impreparato.

Fabbriche dismesse e dimenticate, cantieri in costruzione, stazioni ferroviarie, costruzioni moderne, architetture costruite dall’uomo per l’uomo ma immortalate libere dalla sua presenza, “non luoghi”, in cui lo spazio è vuoto, come in attesa: dove angoli, facciate, pesanti metalli, i vetri e i tagli che volentieri si fondono con il cielo creano un unico corpo, in attesa di essere congelati in quell’attimo in cui la fotocamera chiude l’otturatore sul sensore o sulla pellicola, in quel momento reso eterno e invulnerabile al tempo.

In molti casi, come per la serie “Urban Sky”, l’ottica delle immagini ritratte nelle foto della Zibret è dal basso verso l’alto, la fotografa ai piedi dei giganti, le architetture ritratte pare quasi non tocchino terra, come sospese in una condizione d’assenza totale di tempo, peso e spazio. Poesia fra architettura e fotografia allo stato puro.

Testo e fotografie di Lara Zibret

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Matteo Rubboli
Appassionato di tecnologia, in particolar modo di fotografia e arti digitali, è blogger su Vanilla Magazine.