Il business di Star Wars non è più quello di una volta. Anche le due potenti fazioni guidate dalla “Forza” e dal “Lato Oscuro” si sono dovute piegare alle guerre tribali del pianeta Terra. Quella che, in Tunisia, era fino a 5 anni fa un’attrazione appetibile anche più dei resti di “Leptis Magna” o di “Cartagine”, oggi è destinata a diventare essa stessa un luogo di dimenticata archeologia cinematografica.

Attraverso miglia e miglia di infinito deserto, roccioso come è solito fra la catena dell’Atlante in Algeria e il deserto del Sahara nella vicina Libia, di tanto in tanto si vedono strutture dalla forma fantastica uscire dall’arido terreno o sprofondare in buche magistralmente vuotate come se fossero presenti da millenni. Torri dalle sembianze di leghe metalliche sconosciute che inutilmente indicano il cielo di un azzurro intenso, spezzato da nuvole.

Tubi e colonne che sembrano correre per chilometri sotto la crosta per rubare le preziosità nascoste del sottosuolo fino a giungere ad edifici talvolta bianchi, talvolta ocra, di forme più simili agli igloo artici che a strutture desertiche, stimolando la curiosità del visitatore capitato forse per caso, forse da una guida locale ma che, in realtà, sono effimere costruzioni di legno e fibra di vetro destinate a scomparire in pochi anni sotto la forza levigatrice della sabbia sospinta dal vento.

Star Wars 11Sopra: Ong Jemel (“Il paziente inglese” e “La minaccia fantasma”).

La Primavera araba, la quale sembrò spingere ad una svolta occidentale i paesi islamici che si affacciano sul Mediterraneo e che, invece, sta portando (con molta probabilità) la costa Nord dell’Africa ad un nuovo “Medioevo religioso” sotto la spinta del terrorismo più truce e radicale, ha quasi del tutto distrutto l’attrattiva del turismo cinematografico e una fiorente industria del Cinema. Non solo quello fantascientifico di Star Wars ma anche tutte le altre pellicole che trovavano in questi luoghi ambientazioni reali e volti di un’Europa che non esiste più da almeno 50 anni (Baaria di Tornatore, fotografie sotto).

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Gli abitanti che un tempo lavoravano come comparse, come mano d’opera nella costruzione dei set, come servizi logistici quali forniture di cibo, acqua, ristoro, trasporti, indicazioni; ora guardano con trasandata malinconia quei luoghi irreali che portarono loro tanto inatteso benessere.

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Dall’uscita de “La minaccia Fantasma” sono ormai passati 17 anni. Oggi la pensione ed il suo tram tram scandiscono le mie giornate ma, per la maggior parte dei tecnici dell’industria del cinema, il lavoro è solo un dorato ricordo del passato. Oggi chi non è arrivato alla pensione, non ottiene più nulla” queste sono le parole di Tajeb Jallouli, Direttore artistico tunisino: “sono rimasto in contatto con Ridley Scott, sente che i progetti per far ripartire il sogno esistono, parlano anche di un Colossal su Pompei da fare qui, ma la situazione sociale e politica attuale genera delle impossibilità sempre nuove che vietano la ripresa dei lavori!“.

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Nel più grande dei due set de “La Minaccia Fantasma”, costruiti sotto la supervisione di Tajeb Jallouli intorno al 1998, vi fu un inizio di intervento di ristrutturazione a fini turistici nel 2005, intervento voluto dall’allora governo nazionale. Il tempo perso fra la fine delle riprese e la “Primavera Araba” decretò la fine di ogni iniziativa. Il set era diviso in due blocchi, il più grande dei quali è in stato di abbandono e il più piccolo è già stato inghiottito dalle sabbie del deserto.

Jallouli ricorda come “per costruirlo furono necessarie 50 persone, più decine di altri da Tozeur e Nefta”. Il set prima o poi ricomparirà, solo non si sa in quale stato.

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Nella valle che nel film del 1977 fu definita da tutti i fan: “il canyon di Star Wars”, oggi campeggiano due bianchi mausolei nella roccia rossa. Si trovano entrambi all’inizio della gola detta di “Sidi Bouhlel”, e sono ancor oggi abitati e custoditi da un uomo del posto, attendendo turisti o anche un nuovo inizio per l’industria cinematografica, sperando che un giorno tutto ricominci. Questa valle fu utilizzata anche per: “I predatori dell’arca perduta”, sempre di George Lucas.

Star Wars 08Sopra: scena de “I predatori dell’arca perduta” nella gola di “Sidi Bouhlel”

Per quella che fu la casa degli zii di Luke Skywalker si usò una casa tradizionale berbera scavata nel terreno sotto la superficie della strada. Abbandonata per quasi un secolo, nel 1969 venne trasformata in un hotel, e 7 anni dopo George Lucas la usò per il suo progetto di un futuro di una “Galassia Lontana Lontana”. Il manager Massoud Ben Rachid ricorda che i turisti arrivavano fino a 300 al giorno, prima che la rivoluzione mettesse la parola fine alle visite. Oggi giungono sul posto al massimo 20 persone e sono tutti tunisini. Matmata, prima una nota destinazione turistica e oggi un luogo praticamente abbandonato.

Star Wars 01Star Wars 02Massoud Ben Rachid, Direttore dell’hotel di Sidi el Driss, Matmata

La povertà è dilagante a Matmata. La causa è la rivoluzione, la strage di Sousse, quella de il Bardo (il museo). I giovani con le loro frustrazioni abbandonano questi luoghi, vanno nelle città, emigrano, per lavori spesso massacranti e mal pagati, per mandare i soldi a casa per le loro famiglie” ma il direttore Rachid ha fiducia nel cambiamento e afferma che: “Non si può chiudere! Le persone che vivono qui hanno famiglie! Hanno bisogno dell’hotel!“.

Star Wars 09Sidi el driss hotel, Matmata

Tutti hanno bisogno di sogni e di speranze, noi occidentali li riponiamo in sogni nel cassetto dati dalla televisione e dai film, loro da concretezze derivanti dai nostri sogni effimeri.

Fonti: Markdermul, The Guardian, Hotel Sidi Driss

 

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Salvatore E. Schimmenti
Libero, siciliano, figlio della propria giovinezza, interessato a tutto ciò che è interessante! Risulto spesso essere un ossimoro. Amo la cultura in ogni sua sfaccettatura!