La calceologia è una particolare branca scientifica che si occupa di calzature, studiando sia quelle storiche sia quelle molto antiche, arrivate fino a noi grazie a scavi archeologici. Probabilmente il miglior esempio di “guardaroba” preistorico, è quello appartenente alla mummia del Similaun, Ötzi, “l’uomo di ghiaccio” vissuto 5.300 anni fa, trovato in un ghiacciaio alpino italiano al confine con l’Austria, nel 1991.

Indossava gambali e una sopravveste di pelle di capra, un mantello fatto di erbe, e un cappello di pelliccia d’orso, oltre alle scarpe, che oggi sono le seconde più antiche calzature in pelle conosciute, dopo il ritrovamento di un “mocassino” di 5.500 anni, rinvenuto nelle grotte di Areni-1, in Armenia, nel 2008.

Il ricercatore ceco Petr Hlavacek, dell’Università Tomas Bata di Zlin, nella Repubblica Ceca, nel 2005 ha realizzato una serie di repliche delle calzature di Ötzi, per determinare quanto fossero funzionali.

Dopo averle indossate per un’ora, Hlavacek ha constatato che l’erba posta all’interno delle scarpe funzionava molto bene come isolante dal freddo e dall’umidità. “E’ come andare a piedi nudi, solo meglio”, ha affermato il professore, e inoltre “sono una protezione molto comoda e perfetta sui terreni duri, per le temperature calde e per il freddo: potrebbero non essere molto attraenti, ma dal punto di vista tecnico sono molto forti, hanno un’ottima presa, e resistono bene agli urti”.

Alcuni alpinisti hanno testato le prestazioni delle calzature-replica di Hlavacek, in condizioni estreme, elogiandole, tanto che nel 2009 è nata un’azienda che produce “scarpe moderne e funzionali” ispirate a quelle trovate sui resti mummificati di Ötzi.

Resti che hanno permesso di scoprire molte cose sulla vita del pastore dell’età del rame: aveva tra i 40 e i 50 anni quando morì di morte violenta in un giorno di inizio estate, si cibava prevalentemente di cereali, bacche e carne di stambecco, il suo ultimo pasto era stato a base di carne di cervo.

Dopo aver studiato le scarpe originali, Hlavacek (la mente), e il professor Vaclav Gresak (il braccio), hanno iniziato la loro personale sfida per ricreare le scarpe di Ötzi. Per prima cosa hanno dovuto capire di che materiale fosse fatta la rete che teneva insieme la calzatura, perché usare una corda già pronta era fuori questione: dietro suggerimento di un anziano, la rete è stata realizzata con sottili strisce di corteccia.

Il passo successivo è stato quello di procurarsi il giusto pellame. Le analisi avevano stabilito che il materiale originale proveniva da tre diversi animali: per la pelle di vitello non c’era nessun problema, così come per quella di cervo. Trovare la pelle d’orso, usata per la suola, non era però facile. Gresak alla fine riuscì a procurarmene un pezzo da un orso ucciso in Canada un cacciatore ceco.

I ricercatori hanno poi dovuto trovare il modo di conciare le pelli, con un metodo presumibilmente a disposizione di Ötzi: dopo aver letto un’antica ricetta usata anticamente dai nativi dell’America del Sud, il team di Hlavacek ha bollito del fegato di maiale tritato e poi aggiunto del cervello di maiale crudo. Le pelli sono rimaste a macerare nel nauseabondo intruglio per tre giorni, con molte mosche che volavano attorno, ma il trattamento ha funzionato.

La parte più difficile è stata quella di misurare il piede di Ötzi, “un lavoro molto duro” da compiere in venti minuti (perché la mummia viene conservata in una apposita cella di refrigerazione, per evitare l’essiccamento), che ha portato ad un modello in gesso del piccolo e sottile piede di Ötzi, di grandezza corrispondente a quella di un odierno ragazzo di circa 12 anni.

L’ultima sfida è stata quella di trovare l’erba giusta per foderare le scarpe: dopo una serie di prove, alla fine è stata trovata un’erba lunga, morbida e resistente, perfetta per le scarpe di Ötzi. La squadra di Hlavacek ha realizzato tre repliche delle calzature della mummia, e molte altre paia da far indossare ai ricercatori. La prova sul campo, un’escursione di due giorni, è stata effettuata proprio nel luogo del ritrovamento dell’uomo di ghiaccio: le condizioni non erano ideali, a causa del freddo e della neve, ma l’alpinista ceco Vaclav Patek ha dichiarato che le scarpe “erano una piacevole sorpresa, resistenti, calde e confortevoli, molto meglio di alcune scarpe moderne”.

Che il vecchio Ötzi abbia ancora molto da insegnarci?

Condividi
Annalisa Lo Monaco
Appassionata di arte, romanzi gialli e storia, ha scoperto che scrivere può far viaggiare tutto il mondo da una sedia!