Alle ore 10 di sabato 30 gennaio la famosa Scala Contarini del Bovolo, da sempre classificata come una delle architetture più preziose e celate nel tessuto cittadino di Venezia, è stata finalmente riaperta al pubblico. La torre cilindrica in mattone e nervature in pietra d’Istria è alta 26 metri e ha un diametro di 4,70 metri; si trova in una piccola corte vicino a Campo Manin, ossia lungo uno degli itinerari più frequentati dai turisti che collega la ferrovia di S. Lucia al ponte dell’Accademia.

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Sintesi perfetta tra stile gotico, rinascimentale e veneto-bizantino, essa fu commissionata nel ‘400 da Pietro Contarini che decise di corredare il palazzo di S. Paternian di questa struttura, con l’intento di apportare prestigio all’immagine della propria famiglia. La scala, con i suoi 80 gradini monolitici che ascendono in senso antiorario, conduce ad un belvedere che offre una delle migliori viste dall’alto sulla città lagunare, sovrastando l’altezza dei palazzi circostanti.

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L’attribuzione dell’opera è ancora discussa tra Giovanni Candi e Giorgio Spavento; ciò che è certo, è la grande abilità che fu richiesta al costruttore che dovette tenere in considerazione l’elevata altezza, il doversi appoggiare ad un edificio già esistente e, non per ultimo, il dover fare i conti con la nota instabilità del terreno che la città di Venezia, unica nel suo genere, presenta.

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Il primo restauro risale intorno alla metà dell’800, seguito poi da quello del 1979 da parte del Minnesota Chapter del Word Monuments Found che se ne occupò all’interno della campagna Internazionale per la Salvaguardia di Venezia e che vinse il premio Torta del 1992. Il più recente è stato quello realizzato, a partire dal 2009, dall’Istituto di Ricovero ed Educazione (IRE) che attualmente amministra il palazzo.

Questo ha permesso di riportare la scala, che per la sua forma venne chiamata del “bovolo” (termine veneziano per indicare la chiocciola), ad essere accessibile in sicurezza, facendo sì che ora chiunque (dalle 10:00 – 13:30 e 14:00 – 18:00, da martedì a domenica) possa ammirare i tetti, i campanili e San Marco, ma anche trovarsi nel punto dove, nel 1859, Wilheim Tempel posizionò il proprio telescopio e scoprì la cometa C/1859G1 e poi la Nebulosa di Merope.

Per maggiori informazioni questo il sito ufficiale della struttura.

Fonte immagini: Wikipedia

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Cristina Bargna

Junior industrial designer ossessionata dagli oggetti e dalla loro storia. Dopo anni da pendolare tra Como e il Politecnico di Milano sono partita per Venezia. Otto mesi per imparare come non perdermi tra le calli e vivere la mia passione per le arti visive. Riempio agende con parole o disegni per paura di dimenticare. Conservo dettagli, biglietti di treni, concerti, musei e faccio fotografie con la macchina usa e getta per non poter controllare il risultato.
Uso la penna per scrivere immagini e per cercare di capire cosa voglio fare da grande.
Adoro i colori primari, le poesie di Wislawa Szymborska e i film di Wes Anderson.