A volte, l’ispirazione artistica arriva in modi inaspettati e forse semplici, ma solo a chi è in grado di cogliere qualcosa che quasi nessuno nota: molti anni fa, uno scrittore particolarmente sensibile, durante una visita alla Cattedrale di Notre-Dame, vide una parola incisa sul muro di una torre: ANÁΓKH. I caratteri greci, segnati con una calligrafia tipicamente gotica, colpirono questo autore romantico per il senso di tristezza e di ineluttabiltà che esprimevano. La parola infatti identifica la Dèa del Fato, il Destino per i greci.

Poco meno di duecento anni fa, il grande scrittore francese Victor Hugo pubblicò, a soli 29 anni, uno dei suoi romanzi più belli, Notre-Dame de Paris, che racconta, in un’ambientazione medioevale, la tragica storia della giovane e dolce zingara Esmeralda, del perverso arcivescovo Frollo che tenta di sedurla, dell’infelice e deforme campanaro Quasimodo, che la ama sinceramente, e del freddo e distaccato Capitano Phoebus, amato da Esmeralda ma indifferente alla tragica fine della ragazza, morta impiccata per un delitto mai commesso.

Gina Lollobrigida e Anthony Quinn nel film del 1956 Notre-Dame de Paris, interpretano Esmeralda e Quasimodo

La trama del romanzo, il carattere dei personaggi, il drammatico epilogo, che vede l’esteriormente mostruoso Quasimodo lasciarsi morire tra le braccia dell’amata ormai defunta, appaiono come un ammonimento a non giudicare le persone in base al proprio aspetto fisico o alla posizione sociale, perché l’eroe buono della vicenda è proprio il gobbo campanaro della Cattedrale di Notre-Dame.

Illustrazione di Alfred Barbou per il libro Notre-Dame de Paris

Tuttavia, un’analisi più attenta, e contestualizzata storicamente, fornisce anche un’altra chiave di lettura: “Notre-Dame de Paris” è un romanzo gotico su un edificio gotico.

Il vero protagonista della storia non è un essere umano, ma un edificio: la Cattedrale di Parigi è il fulcro del romanzo, ospita i personaggi e le loro vicende, e sopravvive ai loro destini.

La prima pagina manoscritta del libro di Victor Hugo

Nel 1831, quando uscì il romanzo, la chiesa metropolitana di Parigi versava in uno stato di grave degrado: durante gli anni della Rivoluzione Francese era stata completamente spogliata dei suoi arredi preziosi, le statue che ornavano la facciata erano state distrutte, e l’edificio era stato convertito a Tempio della Ragione.

La Festa della Ragione, all’interno di Notre-Dame, nel 1793

Tornò ad essere una Chiesa Cattolica nel 1801, ma solo pochi interventi di restauro furono effettuati nei decenni successivi.

Nell’Ottocento, quando Hugo scrisse il suo romanzo, i parigini consideravano gli edifici gotici quasi delle mostruosità, frutto di una cultura barbara come quella germanica. Di parere opposto era lo scrittore, che invece considerava l’architettura medioevale come “il grande libro dell’umanità”. Hugo temeva che la Cattedrale fosse sul punto di essere demolita, come tanti altri edifici gotici della città, e decise di impegnarsi personalmente in una campagna di sensibilizzazione sul destino della chiesa, scrivendo un editoriale dove dichiarava guerra ai “demolitori”. Quando, nel 1831, uscì Notre-Dame de Paris, fu subito chiaro che la penna di Hugo era ben più potente di qualunque spada.

Notre-Dame prima del restauro – 1841 

L’immediato successo del libro portò alla Cattedrale migliaia di visitatori, che volevano vedere da dove Quasimodo era saltato per salvare Esmeralda, dove Frollo aveva goduto per le sofferenze della ragazza, dove un’anima triste aveva inciso la parola destino sul muro di una torre. I lettori trovarono una chiesa sull’orlo del collasso, e capirono ciò che Hugo voleva dimostrare: i parigini non amavano la forza e la bellezza di Notre-Dame, ormai fatiscente ma pur sempre in grado di esprimere il suo potente carattere.

Il deforme Quasimodo, brutto all’esterno ma con una grande ricchezza interiore, non era altro che una metafora umanizzata della Cattedrale

Lo scrittore aveva nascosto il suo vero intento all’interno di una storia d’amore: apparentemente si trattava di salvare Esmeralda, ma in realtà il fine era salvare Notre-Dame.

La facciata di Notre-Dame nel 1699

Proprio grazie al romanzo di Hugo, le proteste pubbliche si fecero così pressanti da portare al restauro della chiesa, che iniziò nel 1844. Pare che lo scrittore abbia concluso questo straordinario percorso letterario/architettonico con un’azione che ben si collega alla parola destino: probabilmente, per il personaggio di Quasimodo, Hugo si ispirò ad una persona reale, uno scultore che aveva una malformazione fisica: era gobbo e veniva appunto chiamato “Le Bossu” (il gobbo).

L’uomo viveva nei dintorni della Cattedrale, e Hugo, che la visitava spesso, forse lo conosceva o semplicemente lo vedeva girare lì intorno. Comunque sia, pare che lo scrittore abbia aiutato lo scultore a farsi assumere per i lavori di restauro di Notre-Dame: quale finale di storia migliore poteva nascere dall’anima sensibile di Victor Hugo?

Sotto, il trailer del film del 1956 con Anthony Queen e Gina Lollobrigida:

Fonte per le immagini dell’articolo: Pagina Wikipedia dedicata alla cattedrale. Autore per l’immagine di Copertina: Kosana Bandala, fotografia in CC da Flickr.

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Annalisa Lo Monaco
Appassionata di arte, romanzi gialli e storia, ha scoperto che scrivere può far viaggiare tutto il mondo da una sedia!