Spesso nascosto dalla nebbia, si aggrappa alla montagna come nido d’uccello un piccolo villaggio che racconta storie d’altri tempi, quando l’uomo rispettava e assecondava la natura del luogo dove aveva scelto di vivere.

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Le case color ocra di Masuleh, in Iran, illuminano il pendìo della montagna, nella catena di Alborz, a 1000 metri d’altezza, oggi come un millennio anni fa.

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Masuleh fu fondata attorno al 1006 d.C, e mantiene inalterata la sua principale caratteristica: i tetti di molte delle sue case si uniscono, o sono addirittura una parte della strada su cui si affacciano le abitazioni del livello superiore.

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Quello attuale non è il sito dove fu realizzato il primo insediamento (Kohneh Masuleh, o Vecchia Masuleh), che si trova a circa sei chilometri di distanza, abbandonato gradualmente per una serie di avvenimenti drammatici: una pestilenza, un terremoto e diverse invasioni nemiche. Il vecchio villaggio, che si trovava sull’antica Via della Seta, era una fiorente località commerciale, che si sviluppò attorno ad una miniera di ferro, di cui oggi non rimane praticamente nulla.

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La scelta del sito per il nuovo villaggio fu fatta prendendo in considerazione principalmente i problemi dati dal clima: la posizione e l’altezza a cui sorge, e la conseguente disposizione spaziale, sono tutt’altro che casuali. Costruire più in basso significava rischiare le inondazioni, mentre nell’attuale posizione Masuleh gode di un’esposizione solare ottimale, e della protezione data dal pendìo della montagna.

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Il villaggio è un esempio straordinario di fusione tra architettura, natura, e presenza umana.

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Come in tutta l’architettura spontanea, anche a Masuleh il modo di costruire si distingue per il rispetto verso l’ambiente, per la sensibilità nella scelta dei materiali, per la considerazione dei bisogni e delle tradizioni locali.

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Le case sono fatte di legno, mattoni e pietra, e si appoggiano sulla roccia, sia alla base sia sul retro della struttura: il caratteristico villaggio a gradini è costruito per resistere ai terremoti.

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L’aspetto più insolito di Masuleh è tuttavia un altro: il confine tra spazi pubblici e privati non è ben marcato. I tetti delle case si allargano a diventare cortili, giardini e strade per chi vive nel livello immediatamente più alto.

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Scale, vicoli e sentieri si susseguono a collegare le diverse terrazze che costituiscono il villaggio (in altezza si sviluppa per cento metri), l’unico dell’Iran in cui non è consentito l’uso di automobili.

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Il bazar, come nel vecchio villaggio attraversato dalla Via della Seta, è il cuore di Masuleh, dove gli artigiani realizzano e vendono i loro prodotti, in particolare i caratteristici lavori di legno intagliato con delicate trame che ricordano preziosi pizzi.

Fonte immagine: Wikimedia Commons

Un numero sempre crescente di turisti sta mettendo a rischio i delicati equilibri del villaggio, dove vivono circa 500 persone. Forse, uno dei modi per mantenere vivo, senza snaturarlo, il piccolo villaggio di Masuleh, è inserirlo tra i patrimoni dell’UNESCO, come già richiesto da tempo.

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Annalisa Lo Monaco

Appassionata di arte, romanzi gialli e storia, ha scoperto che scrivere può far viaggiare tutto il mondo da una sedia!
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