Il Monte Olimpo, la Guerra del Peloponneso, Pericle e Atene, il Partenone, evocano immediatamente l’antica Grecia, la culla della cultura classica. Come non ricordare l’età dell’oro di dei ed eroi, le guerre fra città stato, strategie ed alleanze, e i beni artistici e architettonici di immenso valore che vennero allora realizzati? Ciò che non viene in mente a quasi nessuno sono invece delle strutture megalitiche che i greci chiamano “drakospito”: case di Drago.

Casa di drago sul Monte Ochi

Fonte immagine: Wikipedia/klaus Norbert

Queste sorprendenti costruzioni risalgono probabilmente al periodo pre-classico dell’antica Grecia, ma la loro datazione è incerta: secondo alcuni studiosi risalgono al 12° secolo aC, secondo altri invece si possono collocare attorno al 6° secolo fino al periodo ellenistico.

Casa di drago a Kapsala

Fonte immagine: Wikipedia/Klaus Norbert

Le misteriose case di drago dell’isola di Evia (l’antica Eubea) sono uno dei misteri del passato che devono ancora essere svelati. Rispetto ad altre strutture megalitiche dell’Egitto predinastico, o del Messico precolombiano, le massicce case furono costruite senza l’uso di malta: sottili pietre piatte sono messe una sull’altra, tenute insieme da giunti verticali. Grandi megaliti sono utilizzati in tutti gli edifici, in diverse posizioni, ma soprattutto nei tetti, con una tecnica di assemblaggio che ricorda quella di Stonehenge.

La porta nella Casa di drago di Ochi

Fonte immagine: Wikipedia/ Klaus Norbert

Poco o nulla si sa delle case di drago, se non che sono relativamente numerose: 23 strutture furono costruite sui monti Ochi e Styra, e tutte lasciano sbalorditi gli studiosi: come fu posizionato il pesantissimo architrave che delimita la porta, appoggiandosi sulle due pietre praticamente uguali dei lati?

La porta della Casa di Ochi, vista dall’interno

Fonte immagine: Wikipedia/Klaus Norbert

La tecnica usata rimane un mistero inspiegabile quanto la funzione di queste costruzioni. Ma non solo, anche la loro posizione è altrettanto sorprendente: le case di drago si trovano ad altezze considerevoli. Gli antichi costruttori dovettero escogitare un modo per trasportare le grandi e pesanti pietre fin lassù, da un luogo situato sicuramente molto più in basso. Un’impresa ciclopica compiuta per innalzare questi straordinari edifici, tutti dotati di un foro nel tetto, che probabilmente aveva la funzione di far entrare la luce solare, o lunare, all’interno.

Casa di drago di Palli-Lakka

Fonte immagine: Wikipedia/Klaus Norbert

Nessuna risposta è ancora stata data sull’utilizzo delle case dei draghi: alcuni studiosi ipotizzano che potessero essere dei santuari innalzati in onore di Era, Zeus o Eracle, ma non è stato possibile elaborare alcuna teoria sul tipo di riti che eventualmente si svolgessero al loro interno.

Un’altra spiegazione attribuisce a queste strutture la funzione di stazioni di guardia, durante il periodo ellenistico, dove i soldati probabilmente dovevano tenersi pronti ad eventuali scontri; oppure le case dei draghi erano magazzini per derrate alimentari.

La Casa di drago di Ochi

Fonte immagine: Wikipedia/Kalogeropoulos

Un’altra domanda riguarda lo strano nome delle strutture megalitiche, drakospita, che si traduce in casa dei draghi. La premessa da fare è quella sul significato di drako nell’antica Grecia, parola che oggi traduciamo con il termine drago, ma che in realtà era una creatura mitologica simile a ciò che oggi definiamo come “gigante”. Alla luce di ciò, si può facilmente capire perché gli archeologi definirono drakospita queste case di montagna.

Casa di drago di Palli-Lakka

Fonte immagine: Wikipedia/Klaus Norbert

Paradossalmente, fin quando non si saprà qualcosa di più sulla funzione e sulla tecnica di costruzione, attribuire la realizzazione degli edifici a creature mitologiche come i giganti, rimane una soluzione sorprendentemente appropriata. Dopo tutto, chi altri sarebbe stato in grado di spostare e sollevare dei megaliti di quelle dimensioni?

La Casa di drago di Ochi

Fonte immagine: Wikipedia/Klaus Norbert

Anche se non si sa a che uso fossero destinate queste case, nella ricerca di una spiegazione, la loro posizione riveste una grande importanza. Fino ad oggi Evia è l’unica isola dell’Egeo dove sono state trovate queste costruzioni; sul Monte Ochi, a 1400 metri di altezza (il punto più alto nel sud dell’isola), si trova una delle strutture meglio conservate: forse esiste una correlazione tra la vicinanza al mare, in linea d’aria, e alla città di Karystos, sulla baia sottostante.

La città di Karystos e il Monte Ochi

Fonte immagine: Wikipedia/Vlahos Vaggelis

Oppure erano espressione di una religiosità più arcaica rispetto a quella della tradizione classica raccontata da Esiodo e Omero? Per il momento, chiunque si arrampichi su impervi sentieri per arrivare alle case dei draghi, può farsi suggestionare da questi luoghi ancestrali, e darsi la risposta che ritiene più adatta al suo sentire.

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Annalisa Lo Monaco

Appassionata di arte, romanzi gialli e storia, ha scoperto che scrivere può far viaggiare tutto il mondo da una sedia!