La città di Bologna è chiamata la “dotta”, perché qui nacque la prima università del mondo occidentale, la “grassa”, per la tipica cucina non propriamente “dietetica”, la “rossa”, per il colore dei mattoni con cui sono costruiti i palazzi del centro storico (ma anche per le generali preferenze politiche dei suoi abitanti).

Ma Bologna è anche la “turrita”, per le numerose torri che nel medioevo rendevano il suo panorama tanto inconsueto quanto spettacolare.

Foto di Tony Pecoraro – Wikimedia – Come poteva essere Bologna in epoca medievaleTra il 1200 e il 1300, la città vide spuntare circa un centinaio di torri, o addirittura 180, secondo Giovanni Gozzadini, che nel 19° secolo condusse delle ricerche negli archivi cittadini.

Le stime odierne parlano di un numero di torri, più o meno alte, che doveva aggirarsi tra 90 e 100, costruite dalle più nobili famiglie della città, per scopi che fino ad oggi non sono ancora stati chiariti. Forse erano un simbolo di ricchezza e potere, ma anche uno strumento di offesa e difesa, in un’epoca nella quale era forte il conflitto tra Papato e Sacro Romano Impero, e tra coloro che si schieravano da una parte o dall’altra.

Non ebbero certamente una funzione residenziale, ma solo di temporaneo rifugio in caso di pericolo.

Torre Azzoguidi

C’erano poi le case-torri, certamente meno alte, ma pur sempre imponenti, simboli di prestigio sociale, oltre che luogo di rifugio per gli abitanti delle case vicine.

Torresotto di San Vitale

E poi c’erano i caratteristici “torresotti”, porte fortificate a protezione della seconda cerchia di mura della città medioevale. In origine erano 18, ma oggi ne restano solo quattro, insieme a poche vestigia della cinta muraria chiamata la “Cerchia del Mille”.

Torresotto di Strada Castiglione

Già durante il 13° secolo molte torri crollarono o furono abbattute, mentre altre furono “abbassate”, per motivi di sicurezza. Nel corso dei secoli furono poi utilizzate per scopi diversissimi: prigioni, abitazioni, negozi…

Torre Prendiparte

Delle 100 e più torri di Bologna, oggi ne restano solo una ventina. Queste vestigia della città medioevale furono abbattute anche in epoca relativamente recente, durante una stagione di ristrutturazione urbanistica non proprio felice: nel 1918 fu demolita la Torre Conforti, e nel 1919 le torri Artenisi e Riccadonna, che sorgevano nel Mercato di Mezzo, vicino a quelle che oggi sono il simbolo della città, la torre degli Asinelli e della Garisenda.

Nell’immagine sottostante, le più famose torri superstiti sono la Torre degli Asinelli e quella della Garisenda, che svettano nel cuore antico della città, in quello che una volta era il Mercato di Mezzo.

Nel 14° secolo fu realizzata una passerella aerea che univa le due torri, distrutta da un incendio nel 1398, forse voluta da Giovanni Visconti, duca di Milano, per tenere d’occhio il Mercato di Mezzo: la nobile famiglia milanese governava la città, dopo la decadenza dei precedenti signori, i Pepoli, ma i bolognesi non amavano i Visconti, i quali temevano per questo lo scoppio di improvvise rivolte popolari.

Molti hanno paragonato la turrita Bologna medioevale allo skyline dell’odierna Manhattan, ma la bellezza antica della città medioevale probabilmente avrebbe facilmente vinto il fascino moderno del più famoso quartiere degli Stati Uniti.

Sotto, Torre Garisenda vista dall’alto:

Una ricostruzione in 3D di parte dello Skyline di Bologna:

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Annalisa Lo Monaco
Appassionata di arte, romanzi gialli e storia, ha scoperto che scrivere può far viaggiare tutto il mondo da una sedia!
  • Fabio Mignani

    Articolo molto bello.

    A volergli trovare un difetto, l’immagine fatta de Toni Pecoraro subito sotto il titolo (poi riproposta in bianco e nero più sotto) presenta delle torri con proporzioni esageratissime.

    L’originale è qui (http://www.tonipecoraro.it/Bologna_medievale.html) ma è un’opera di pura fantasia in tutti i sensi.

  • |Q|

    via caltagirone?! castiglione, semmai…

  • Andrea Marcheselli

    articolo interessante; vorrei però obiettare come l’attributo “grassa” non derivi storicamente dalla cucina, peraltro non di certo tanto magra, bensì come sinonimo di ricca, per sottolineare la condizione mediamente benestante della popolazione