Correva l’anno 1841, ed il Portogallo eseguiva la sua ultima sentenza di morte. Il condannato fu Diogo Alves, pluriomicida spagnolo emigrato a Lisbona alla ricerca di lavoro. Alves venne giustiziato mediante impiccagione, e la sua testa conservata all’interno di un recipiente contenente formalina che ne blocca la decomposizione da oltre 170 anni.

Alves uccise sicuramente oltre 70 persone in un modo assai singolare. Egli attendeva le proprie vittime in cima all’acquedotto das Águas Livres, per poi assalirli, derubarli e gettarli da oltre 70 metri verso morte certa. L’uomo compiva i crimini, secondo i racconti dell’epoca, spinto da Maria Gertrudes, la sua compagna e complice nei furti. Le autorità derubricarono i delitti a suicidi, chiudendo semplicemente l’acquedotto e non indagando oltre.

Sotto, l’acquedotto teatro dei crimini:

Una volta chiusa la struttura, Alves dovette trovare un altro “impiego”, e si mise a rubare all’interno di case private. Giunse a rubare e massacrare, insieme ad altri tre complici, un’intera famiglia di un medico. Accadde però l’inaspettato: la figlia di Maria Gertrudes testimoniò contro di lui, raccontando tutte le malefatte dell’uomo. Il 19 Febbraio del 1841, dopo un rapido processo, Alves pendette dalla forca, ed in seguito gli fu asportata la testa.

Nonostante Diogo Alves non sia un assassino famoso quanto Jack Lo Squartatore o Ed Gein, il suo nome in Portogallo è sinonimo di serial killer, e la sua vicenda fu il soggetto per il primo film Portoghese della storia:

Os Crimes de Diogo Alves – 1911

La pellicola, lunga 288 metri, è un preziosissimo cimelio di oltre un secolo fa, ed è presente in versione restaurata su Youtube:

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Matteo Rubboli
Appassionato di tecnologia, in particolar modo di fotografia e arti digitali, è blogger su Vanilla Magazine.