Mary Byrnes aveva lunghi capelli ramati, celati a malapena da un fazzoletto di lana grezza, ed occhi azzurro ghiaccio ad illuminare il viso lentigginoso. È così che ce l’ha consegnata l’unica immagine che abbiamo di lei, quella scattata frettolosamente dal fotografo prima di partire, mentre si aggrappava al baule che conteneva tutti i suoi miseri averi, nel gelido dicembre del 1849.

Orfana ed analfabeta, Mary aveva solo 15 anni, pochi per essere spedita da sola dall’altra parte del mondo, lasciandosi alle spalle un’Irlanda flagellata dalla carestia e spopolata dalla morte e dall’emigrazione. Eppure la sua vicenda non fu unica, perché purtroppo Mary rientra in un capitolo poco noto della storia irlandese, tramandatoci con la definizione vagamente sprezzante di “Storia delle orfane delle patate”. Questo racconto si inscrive fra gli esiti della “carestia delle patate” o “grande carestia”, che colpì l’isola tra il 1845 ed il 1849, un periodo simile a quello che attraversò la Russia negli anni ’20 o a quello della Cina a causa della scellerata politica di Mao, sul finire degli anni ’50. Questa carestia è nota, in Irlanda, come “Olocausto irlandese”, e non sono pochi quelli che identificano il governo britannico come il responsabile delle oltre 1,5 milioni di morti.

In un’epoca in cui la patata rappresentava l’unica fonte di sussistenza per la popolazione rurale, la sventurata apparizione di un fungo parassita del tubero, la peronospora, con i suoi effetti distruttivi sui raccolti, provocò infatti un disastro alimentare sulla popolazione dell’isola, che aveva subito un’improvvisa impennata demografica e che era già duramente provata da una politica economica britannica sfavorevole alle sue tradizionali colture.

Sotto, il monumento di Dublino che ricorda la grande carestia:

Quando l’emergenza poté considerarsi superata, secondo studi attendibili, l’Irlanda aveva perso tra il 25 ed il 30 per cento della propria popolazione, se consideriamo non solo le vittime della denutrizione, ma anche le masse di disperati, allo stremo delle forze, in fuga verso il Canada, gli Stati Uniti, l’Inghilterra ed il Galles.

Sotto, una lista con le orfane:

Henry Grey, terzo conte Grey, in qualità di Segretario di Stato per le Colonie appena nominato dalla regina Vittoria, fu il politico deputato a risolvere i gravi problemi derivanti dalla carestia in una delle colonie considerate tra le maggiori spine nel fianco della Gran Bretagna per la riottosità, l’arretratezza economica e per l’ostinata fede cattolica. Grey lo fece anche adottando un progetto che fu definito “Piano Grey”, che avrebbe dovuto, nelle sue intenzioni, risolvere per un verso il cronico problema della miseria e della sovrappopolazione delle campagne irlandesi, per l’altro il problema della necessità di braccia da lavoro femminili, offrendo mogli ai galeotti ed ai coloni della lontana Australia, nata come colonia penale britannica nel XVIII secolo.

Sotto, illustrazione di una nave con le migranti:

E così tra il 1848 ed il 1850 più di 4.000 adolescenti irlandesi dai 14 ai 18 anni, orfane, oppure aventi un unico genitore vivente non in grado di mantenerle, vennero imbarcate, talvolta con la forza, sulle navi della madrepatria dai nomi altisonanti di Earl Grey, Panama, Inconstant o Roman Empire alla volta di Sydney, oppure di Adelaide. A ciascuna venne consegnato un baule con qualche abito, una bibbia ed una spazzola per capelli. Ciò che accadde a queste fanciulle, che impiegavano all’incirca 125 giorni per sbarcare sulle coste australiane, è stato in parte ricostruito dai loro discendenti, come raccontato da un interessante articolo del Dailymail.

Sotto, Hyde Park Barracks, College Street e Hyde Park a Sydney:

Alcune non resisterono alla traversata transoceanica, provate come erano dalla malnutrizione, altre trovarono lavoro come domestiche, altre ancora si sposarono rapidamente. Non mancarono tuttavia coloro che non conobbero alcuna collocazione lavorativa o familiare, finendo inghiottite dalle città tentacolari dell’immensa isola australe. Mary Byrnes ce la fece: ottenne un lavoro nel mercato di Sydney e si formò una famiglia. Alle meno fortunate è dedicato invece l’Irish Famine Memorial che, nell’Hyde Park Barracks di Sydney, commemora le sfortunate figlie d’Irlanda proprio nel luogo in cui le ragazze venivano condotte al loro arrivo, in attesa di conoscere quale fosse il loro destino.

La parte dei Sydney living museum dedicato alle orfane delle Patate:

Sotto, il monumento commemorativo a Sydney:

E’ disponibile online il Database con tutti i nomi delle orfane, consultabile sul sito di Irish Famine Memorial.

Fonte per le immagini: Sydney Living Museum.

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Giovanna Potenza

Amo scrivere spaziando in ambiti storico-filosofico-letterari.
Sono intellettualmente curiosa ed amo confrontarmi con culture diverse, che scopro attraverso i miei viaggi, sebbene la Gran Bretagna rappresenti il mio luogo dell’anima.

  • Pierluigi Russo

    Mi sono commosso profondamente nel leggere questo articolo sull”olocausto irlandese’ e le orfande adolescenti costrette a lasciare la loro terra.
    Non ero proprio a conoscenza di questi documenti storici.
    Ringrazio Vanilla Magazine e tutto lo staff degli scrittori per gli articoli e per l’eccellente informazione.
    Grazie infinite!📚📝✏