In seguito alla “notte dei Cristalli” del Novembre del 1938, durante la quale moltissimi luoghi di culto ma anche negozi e case private di persone di religione ebraica vennero distrutti, fu chiaro che la vita in Germania era diventata impossibile per le vittime delle leggi razziali di Norimberga del 1935. Chi riuscì a scappare lo fece con mezzi propri, magari raggiungendo paesi vicini in cui le leggi razziali non erano state promulgate, quindi ad esempio non l’Italia dove erano in vigore dal Settembre del 1938. Il governo del Reich, spinto da pressioni internazionali, concesse il visto a tutti gli ebrei desiderosi di lasciare il paese.

Fra i tanti, poco meno di migliaio tentarono di raggiungere l’America con una nave di nome St. Louis, che partì da Amburgo e attraccò a Cuba il 13 Maggio del 1939, con il suo carico di 936 rifugiati, persone che fuggivano a quella che sarà riconosciuta come la più terribile persecuzione razziale della storia. A Cuba si consumò un dramma unico, fatto di burocrazia e corruzione. Ai passeggeri vennero chiesti 500 dollari di visto da rifugiati, che la maggioranza di loro non possedeva.

Sotto, la St.Louis a Cuba:

Il presidente del paese era allora un Federico Laredo Brú, che aveva promulgato poco tempo prima un decreto legge, il numero 55, che regolamentava il danaro richiesto ai rifugiati, appunto 500 dollari, rispetto a quello che non veniva chiesto ai turisti. Manuel Benitez era l’allora ministro dell’immigrazione, e decise di definire “turisti” gli ebrei a bordo, chiedendo una tangente di 150 dollari per lo sbarco, che soltanto 29 di essi riuscirono a pagare.

Due donne guardano da un oblò della nave durante il periodo in cui fu ormeggiata a Cuba:

Benitez riuscì a vendere i permessi soltanto sino a quando il decreto non venne aggiornato con il numero 937, che definiva la differenza fra turisti e rifugiati e obbligava al pagamento dei 500 dollari ai passeggeri della nave. La St. Louis fu quindi costretta a levare l’ancora in direzione della Florida, negli Stati Uniti.

La St. Louis arriva negli USA

Il racconto di ciò che accadde non è certo, ma sicuri furono i risultati che si ottennero. Dagli Stati Uniti sembra che vennero effettuate numerose telefonate verso Cuba per convincere il presidente ad accettare gli immigrati. L’insuccesso della mediazione diplomatica obbligò gli Stati Uniti ad una decisione diretta:

Accettare o rifiutare i rifugiati ebrei?

La decisione fu quella di rifiutarli, sia perché non potevano esser considerati turisti, sia perché eccedevano le quote di immigrazione rispetto a quelle promulgate nel 1924. L’unica speranza di salvezza certa della nave era sfumata, ed al capitano Gustav Schröder, tedesco antinazista, non rimase che tentare ogni strada diplomatica per assicurare lo sbarco dei propri passeggeri.

Dopo gli USA, il Canada

Alla St. Louis non sarebbe stato difficile raggiungere il Canada, ma anche lì il primo ministro William Lyon Mackenzie King decise di non accettare il 900 passeggeri come rifugiati. Nel mentre la stampa internazionale diede notizia della nave, che sembrava non trovare un modo per far sbarcare i passeggeri, ma non organizzò una campagna mediatica a sostegno dei passeggeri che non riuscivano a trovare un rifugio sicuro.

Sotto, il primo ministro canadese King:

La St. Louis torna in Europa

Al capitano Gustav Schröder, dopo aver ricevuto il rifiuto da altri paesi centro e sudamericani, non restò che dirigere la propria nave in Europa. Estremamente convinto a non riportare i propri passeggeri in Germania, dove sarebbero stati tutti perseguitati, decise che l’ultima carta sarebbe stata l’affondamento volontario della St. Louis lungo la costa dell’Inghilterra, costringendo gli inglesi ad accettare i profughi ebrei come rifugiati.

Due bambine all’oblò della nave, in attesa di conoscere il proprio destino:

Durante il viaggio di ritorno però, con anche l’intermediazione degli Stati Uniti (colpevoli di non aver accettato i passeggeri della nave), il capitano riuscì a trattare diverse quote di persone per ogni stato anti-nazista. Nel mese di Luglio la nave attraccò ad Anversa, in Belgio, e i passeggeri furono spediti in diverse nazioni limitrofe:

  • 288 furono accolti dall’Inghilterra, che li fece arrivare sbarcati da altri piroscafi
  • 224 trovarono rifugio in Francia
  • 214 in Belgio
  • 181 dai Paesi Bassi

Sotto, il Capitano tratta lo sbarco di alcuni passeggeri con degli ufficiali Belgi:

In totale, 907, oltre le 29 che erano già sbarcate al sicuro a Cuba.

Le persecuzioni in seguito alla conquista nazista

Purtroppo non tutti i rifugiati raggiunsero un porto sicuro. Coloro che si stabilirono in Francia, in Belgio e nei Paesi Bassi furono in seguito rastrellati dai nazisti dopo la guerra lampo del Maggio del 1940. Avevano viaggiato mezzo mondo e avevano visto dall’oblò della nave il miraggio della libertà, ma furono costretti a tornare in luoghi che Hitler era riuscito a conquistare.

Sotto, una fotografia sulla St. Louis. Quasi tutti i protagonisti morirono in un campo di concentramento nazista:

Dei 936 passeggeri iniziali, in molti riuscirono a sfuggire l’odio nazista. In totale, secondo le stime dello “United States Holocaust Memorial Museum” di Washington, furono assassinati nei campi di concentramento 254 persone, fra cui molti bambini. Persone che si sarebbero salvate se Cuba, gli Stati Uniti o il Canada gli avessero aperto le porte.

Costoro furono vittime dell’odio nazista ma anche del rifiuto di accoglienza da parte di molte altre nazioni

Il capitano della nave (fotografia sotto), Gustav Schröder, venne insignito dell’Ordine al Merito della Germania, subito dopo la guerra, e nel 1993 come Giusto fra le Nazioni.

St. Louis Manifest

Di particolare interesse è l’account Twitter St. Louis Manifest, che mostra le fotografie delle persone uccise dai nazisti, corredate dalle indicazioni biografiche e dal luogo della morte. Nei mesi scorsi ha ottenuto un grande riconoscimento internazionale, con migliaia di condivisioni.

Sotto, il Tweet del 27 Gennaio che ha ricevuto una grandissima interazione a livello internazionale:

Del 1976 è la pellicola “Il Viaggio dei Dannati”, con protagonisti Faye Dunaway, Max Von Sidow e Orson Welles:

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Matteo Rubboli
Matteo Rubboli è un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porta la cravatta o capi firmati, e tiene i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa sua, lo hanno disegnato così...