Si chiama “La Legge Nuova” e fu scolpita da Camillo Pacetti, artista di natali Romani ma Milanese d’adozione che operò fra la fine del ‘700 e l’inizio dell’800 nella città meneghina. E’ una statua che si trova sul duomo di Milano e sarebbe fra le molteplici sculture che si dimenticano in fretta, persa fra le decine altre che adornano la facciata della chiesa, ma la sua storia, o meglio, la storia della sua presunta copia, la fanno balzare immediatamente all’occhio al visitatore che la osservi in modo consapevole.

La statua fu realizzata nel 1810, si trova sopra il portone principale d’ingresso, sul balcone, e nella mano destra cinge una fiaccola, mentre quella sinistra si appoggia ad una croce. In testa ha una corona stellata e come vestito una tunica in stile greco.

La somiglianza con la Statua della Libertà, monumento progettato decenni dopo e inaugurata nel 1886, dallo scultore francese Frédéric-Auguste Bartholdi, non è neanche in discussione. Le due statue si somigliano enormemente, tanto che in molti hanno identificato nella scultura simbolo degli USA una “copia conforme” dell’opera d’arte nostrana.

Pacetti fu d’altronde un affermato scultore ritrattista, realizzando anche busti di Napoleone e Maria Luisa, ma mai affrontò il palcoscenico internazionale cui si rivolgeva Bartholdi, che poté quindi permettersi di imitare (quantomeno) l’opera dell’italiano senza venire per questo additato come “copione”.

La scultura di Pacetti non è stata l’unica ad esser stata indicata come ispiratrice per lo scultore francese. Anche la “Statua della Libertà della Poesia”, sul monumento funebre di Giovan­ni Battista Niccolini nella Basilica di Santa Croce a Firenze, reclama un certo contributo all’idea di fondo, mentre il Sancarlone di Arona sarebbe stato ispirazione per le dimensioni e l’interno della statua franco-americana.

Sotto, il Sancarlone di Arona:

Sia come sia, la Statua della Libertà è certamente un simbolo positivo degli Stati Uniti, che ha accolto e salutato migliaia di immigrati fra cui tantissimi italiani, che hanno ritrovato un “pezzo d’Italia” nel porto di New York.

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Matteo Rubboli

Matteo Rubboli è un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine.
Non porta la cravatta o capi firmati, e tiene i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa sua, lo hanno disegnato così…