Alla fine della sua brillante e tormentata vita, il famoso fisico e inventore Nikola Tesla, si trovava senza danaro a vivere in una piccola stanza d’albergo di New York. Il grande ricercatore, probabilmente una delle più brillanti menti che l’umanità abbia mai prodotto, era diventato vegetariano, e mangiava solo latte, pane, miele e succhi di verdura. Tesla trascorreva i propri giorni circondato dalle creature che più lo tenevano in considerazione, i piccioni, e le sue notti insonni passavano al lavoro su equazioni matematiche e problemi scientifici all’interno del proprio cervello.

Fra il 5 e l’8 Gennaio del 1943, all’età di 86 anni, Tesla morì, solo, nella stanza 3327 del New Yorker Hotel. Il suo corpo fu trovato dalla cameriera Alice Monaghan che aveva “infranto” il divieto del cartello “Do Not Disturb”, appeso alla maniglia della porta due giorni prima. L’assistente medico legale, H.W. Wembly, esaminò il corpo stabilendo che la morte avvenne per trombosi coronarica. I resti di Tesla furono portati al Frank E. Campbell Funeral Home a Madison Avenue, e un amico di lunga data e sostenitore di Tesla, Hugo Gernsback, commissionò ad uno scultore una maschera funebre, oggi ospitata al museo Nikola Tesla.

Due giorni dopo la morte, l’FBI ordinò all’Alien Property Custodian di prelevare gli effetti personali di Tesla, nonostante lo scienziato fosse da anni cittadino statunitense. Tutto ciò che possedeva l’uomo fu portato al Manhattan Storage and Warehouse Company, sotto la supervisione del Office of Alien Property. Dopo aver analizzato le carte per tre giorni, il professore del MIT John G. Trump concluse che non vi era nulla di pericoloso che potesse finire in mani ostili, affermando che “I pensieri e gli sforzi di Tesla durante gli ultimi 15 anni furono principalmente speculazioni filosofiche, oltre che alcuni appunti sulla trasmissione dell’elettricità senza fili, ma senza alcun tipo di esperimento che dimostri la validità di queste teorie“. Nonostante queste affermazioni, molti ritengono che le carte dello scienziato non furono ritrovate integralmente, e che il governo degli Stati Uniti abbia tenuto per sé diversi fogli del ricercatore.

 

Il 10 gennaio del 1943 sindaco di New York Fiorello La Guardia lesse un epitaffio dell’autore sloveno-statunitense Louis Adamic, in diretta alla radio WNYC. Il 12 gennaio furono oltre duemila i partecipanti ai funerali di stato presso la Cattedrale di Saint John the Divine, che seguirono la bara sino al cimitero Ferncliff ad Ardsley, a New York, dove fu in seguito cremato.

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Matteo Rubboli
Appassionato di tecnologia, in particolar modo di fotografia e arti digitali, è blogger su Vanilla Magazine.