Re Artù, straordinario personaggio di un ciclo di leggende che fin dal medioevo non hanno mai smesso di affascinare chiunque le ascolti, probabilmente non è mai esistito nella realtà, anche se alcuni studiosi pensano che possa trattarsi di un dux bellorum (signore delle guerre) romano-britannico, che tra il V e il VI secolo combatté il paganesimo sassone. I luoghi dove avrebbe vissuto vengono identificati con il Galles e la Cornavaglia. Proprio nel nord della Cornovaglia c’è il Centro Arturiano, un territorio di circa 80 chilometri quadrati, che comprende diversi siti in cui Artù visse, combatté e morì.

Il Centro Arturiano si trova a Slaughter Bridge, vicino alla città medioevale di Camelford, che secondo alcuni altro non è che la mitica Camelot.

“Mordred era davvero il più audace degli uomini e sempre il primo a lanciare un attacco. Ha immediatamente organizzato le sue truppe per la battaglia, determinate come lui per vincere o morire … D’altra parte, anche Arthur stava spronando il suo esercito … le linee di battaglia improvvisamente si incontrarono, i combattenti si incontrarono, e tutti si sforzavano con la massima energia nell’infliggere più colpi possibili all’altra parte”.

Così Goffredo di Monmouth descrive, nella sua Historia Regum Britanniae (Storia dei Re della Britannia) la mitica battaglia di Camlann, che pose fine alle gesta dei leggendari cavalieri della Tavola Rotonda: Artù uccise Mordred, che però aveva avuto il tempo di ferirlo con la sua spada avvelenata. Il re andò nella mitica e magica isola di Avalon, dove morì e fu sepolto, identificata a livello di leggenda con Ganstonbury Tor, nel Somerset.

Mordred era il nipote (o figlio) di Artù, che aveva spinto Ginevra all’adulterio e usurpato il trono dello zio (o padre). Secondo la storia raccontata da Monmouth, la resa dei conti tra i due avvenne sul fiume Camel, nei pressi del Ponte di Slaughter, dove sono in effetti state trovate alcuni pezzi di antiche armature, che testimoniano di una battaglia avvenuta però nel 9° secolo.

Un poco più a monte c’è un altro reperto, che parrebbe dare ragione a Monmouth: un masso squadrato conosciuto come la “Pietra di Re Artù”, su cui c’è un’incisione in latino e in Ogham, un’antica lingua celtica. La scritta latina ha avuto, nel corso dei secoli, interpretazioni controverse. L’adozione dell’alfabeto Ogham fa datare la pietra intorno al VI secolo, e indica la presenza del popolo irlandese meridionale nella parte nord della Cornovaglia.

LATINI IC IACIT FILIUS MA

Che potrebbe significare “(la pietra) di Latino, qui sta il figlio di MA“. O forse “(il corpo di) Latino sta qui, figlio di MA“, dove “MA” indicherebbe Magni Arthur, il grande Artù. Anche se è impossibile stabilire il vero significato dell’iscrizione, resta il fatto che la pietra risale al VI secolo, proprio l’epoca in cui presumibilmente visse Artù, una testimonianza a favore di chi considera reale l’esistenza del sovrano di Camelot.

Dal “Centro Arturiano” parte un percorso che conduce alle principali località dove sono ambientate le leggende su Re Artù, partendo da Tintagel, indicato come il suo luogo di nascita, per finire a Dozmary Pool, dove il sovrano trovò la mitica spada, Excalibur.

Sotto, il Google Maps di Slaughter Bridge con evidenziato il centro Arturiano:

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Annalisa Lo Monaco
Appassionata di arte, romanzi gialli e storia, ha scoperto che scrivere può far viaggiare tutto il mondo da una sedia!