William Wetmore Story fu un giurista, scrittore e scultore statunitense che visse a lungo in Italia, sua amata terra adottiva. Nacque nel 1813 a Salem, nel Massachusetts, circa un secolo dopo il terribile processo alle streghe che consegnò alla storia un altrimenti anonima cittadina americana. Nel 1850 si stabilì nella città eterna, dove a Palazzo Barberini, a due passi da Piazza Quattro Fontane, fra il 1861 e il 1865 dal suo appartamento scrisse alcuni degli articoli più influenti riguardanti la Guerra di Secessione Americana in quegli anni in via di svolgimento.

Sotto, Palazzo Barberini a Roma, fonte Wikipedia:

Wetmore Story fu uno degli intellettuali statunitensi più influenti del XIX secolo, ma il campo che lo consegnò alla storia visiva mondiale fu certamente la scultura. Fra il 1850 e il 1895, anno della sua morte, produsse alcuni dei pezzi più belli dell’epoca, fra cui anche quello che è chiamato “l’Angelo del Dolore”, un monumento funebre che si trova al cimitero acattolico di Roma.

Il monumento non fu realizzato su commissione, come invece lo furono moltissime altre sculture dell’artista, ma fu scolpito per ricordare l’amata moglie, Emelyn Eldredge Story, e il figlio Joseph, prematuramente scomparso a soli 6 anni di età, nel 1853.

L’opera venne terminata nel 1894, un anno prima della morte dell’artista e della moglie, che quindi videro, insieme, la forma dell’angelo che avrebbe ricordato la famiglia per sempre. Entrambi morirono nel 1895, Emelyn a Gennaio e William a Ottobre.

Un Angelo per chi ha perso la speranza

L’angelo è scolpito accasciato, con le ali distese elegantemente ai lati del corpo. E’ ritratto come giunto alla fine del proprio percorso, con le gambe e i piedi ancora dinamici, ma con la parte superiore del corpo ormai abbandonata allo sconforto. La mano sinistra penzola senza vita dal muretto che lo sorregge, e ha lasciato cadere un rametto d’ulivo sulla terra, disperso simbolo di pace, di risurrezione e di vita. Le ali in particolare, che simboleggerebbero la gloria se dispiegate e protese verso il cielo, sono qui splendide ma richiuse sul marmo, tradendo un profondo senso di sconforto e di vuoto per lo scultore, vero e proprio simbolo della perdita della speranza.

William Wetmore Story ebbe altri due figli con Evelyn, il pittore Julian Russell Story e lo scultore Thomas Waldo Story, ma riuscì a mostrare tutto il dolore per l’idea della perdita dell’amata moglie e del piccolo figlio di sei anni in una scultura divenuta uno dei monumenti funebri più famosi al mondo.

L’angelo del dolore venne infatti riprodotto già nel 1901 come monumento di Henry Lathrop, fratello di Jane Stanford, co-fondatrice dell’Università di Stanford. La replica fu gravemente danneggiata nel terremoto di San Francisco del 1906, portando ad una prima sostituzione nel 1908, e ad un definitivo restauro nel 2001.

Sotto, la replica di Stanford:

Probabilmente la posizione privilegiata della replica dell’Angelo, in una delle più prestigiose università statunitensi, rese all’Angelo una popolarità enorme, tanto che fu riprodotto in tutti gli Stati Uniti, il Canada e in moltissimi altri paesi del mondo durante tutto il ‘900, collezionando un numero di repliche superiore alle 40 statue.

La replica più famosa però è probabilmente quella della copertina dell’album “Evanescence”, del 1998, realizzato dal gruppo omonimo, che vendette milioni di copie in tutto il mondo:

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Matteo Rubboli
Matteo Rubboli è un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porta la cravatta o capi firmati, e tiene i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa sua, lo hanno disegnato così...