Cal Orcko è un sito paleontologico della Bolivia, che si trova nella cava di una fabbrica di cemento vicino alla città di Sucre, nella regione di Chuquisaca. Rappresenta il luogo più importante al mondo che contiene orme di dinosauri, con oltre 5.000 tracce di 294 specie di dinosauri. La scoperta è un enorme contributo alla storia e alla scienza, e svela importantissimi dati sulla fine del periodo Cretaceo e l’inizio del Terziario, circa 66 milioni di anni fa, documentando così la grande diversità dei dinosauri meglio di qualsiasi altro sito al mondo. Fino alla sua scoperta, il sito più grande e importante era Khjoda-Pil-ata, in Turkmenistan, mentre altri si trovavano in Portogallo, Gran Bretagna, Spagna e Svizzera. Il sito di Cal Orcko è comunque di molte volte superiore a quelli precedentemente scoperti, che contenevano al massimo fino a 220 tracce di solo due specie.

Località

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Le tracce si trovano ad est della città di Sucre. Il sito è situato su una montagna con una pendenza di 73 gradi, alta 80 metri e lunga circa 1.200 metri.

Storia del sito

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Il primo dato della sua esistenza risale al 1985, ma fu tra il 1994 e il 1998 che un team di paleontologi boliviani, europei e americani guidati da Christian Meyer, studiò a fondo le orme dei rettili, scoprendo moltissimo riguardo la storia dei dinosauri.

Cal Orcko Bolivia Dinosauri 11Cal Orcko rappresenta un colpo di fortuna paleontologico per diversi motivi. La grandezza della parete calcarea è impressionante, con oltre 25.000 metri quadrati pieni di impronte. Meyer nei suoi studi dimostrò che circa 68 milioni di anni orsono, numerosi dinosauri vivevano sulle sponde di un lago poco profondo con acqua dolce e calda, che si estendeva dall’attuale confine fra Però e Bolivia sino al nord dell’Argentina.

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Il lago era immenso ma assai poco profondo, e così i dinosauri vi camminavano sovente all’interno. Durante il periodo terziario, quando si formò la catena delle Ande, i movimenti tettonici alzarono quella che era una superficie piana sino a farla diventare la scogliera che vediamo oggi. Durante gli ultimi anni sono stati scoperti altri otto siti, che stanno progressivamente diventando oggetto di studio da parte dei paleontologi di tutto il mondo.

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Una delle scoperte più impressionanti fu quella relativa alle impronte degli Anchilosauri, un quadrupede simile ad un gigantesco armadillo di 8 tonnellate con degli speroni ossei su tutta la schiena. Grazie al rilievo delle impronte si è scoperto che l’animale, ritenuto goffo e grosso, era invece alto e magro con gambe slanciate e un passo veloce.

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Le tracce rilevate sono anche di erbivori sauropodi, compreso l’immenso Titanosauro, che era alto 25 metri e lasciava impronte lunghe 70 centimetri, ma anche di grandi predatori teropodi, come ad esempio il Gigantosauro, che erano lunghe sino a circa 35 centimetri.

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Le impronte trovate non sono soltanto di dinosauri ma anche di tartarughe, coccodrilli, pesci e alghe, testimonianze che hanno consentito agli studiosi di contestualizzare storicamente la convivenza fra le varie specie.

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Nel 2010 una sezione dell’altura è andata distrutta, facendo scomparire alcune orme ma svelando un antico strato sottostante. Oggi è opinione comune che sotto alla parte visibile si nascondano numerosi altri livelli di testimonianze fossili.

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Il Parco Cretaceo

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Per la conservazione di questo sito è stato aperto, nel marzo del 2006, un Parco Cretaceo, dove si trovano le repliche delle diverse specie di dinosauri che hanno lasciato le impronte sul posto.

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Matteo Rubboli

Matteo Rubboli è un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine.
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