Nel 1775, a Firenze, nacque il primo museo scientifico d’Europa, il Reale Museo di Fisica e Storia Naturale, le cui collezioni oggi fanno parte del Museo di Storia Naturale dell’Università di Firenze.

In particolare, il Museo della Specola, che ha sede proprio nel palazzo dove venne istituito il Museo Reale, ospita i due nuclei centrali delle collezioni originali, quella zoologica, dove sono esposti esemplari impagliati anche di animali oggi estinti, e quella anatomica, con i suoi famosi modelli in cera risalenti al Settecento e alla prima metà dell’Ottocento. Nonostante possano essere impressionanti nel loro realismo, questi non furono i primi Diorami della storia della Medicina, che vennero realizzati durante il XVII secolo.

Proprio le cere anatomiche formano la collezione più antica e più vasta del proprio genere, che non è esagerato chiamare artistico, per la precisione e il realismo con cui furono realizzati questi modelli, in tutto 1440, destinati agli studenti di medicina.

All’epoca l’anatomia veniva studiata esclusivamente sui cadaveri e soltanto da 2 secoli, procedura che probabilmente infastidiva il Granduca Leopoldo I, vero “sovrano illuminato” (fu il primo ad abolire pena di morte e tortura, secondo i principi esposti da Cesare Beccaria nell’opera “Dei delitti e delle Pene”), il quale fece realizzare modelli e statue di cera da artigiani come Clemente Susini, Francesco Calenzuoli, Luigi Calamai, affiancati da esperti anatomici.

Solo una parte delle quasi millecinquecento cere che compongono la collezione è esposta al pubblico, ad una temperatura costante di 18 gradi, per evitare il deterioramento.

La procedura per realizzare i modelli di cera era piuttosto complesso: partendo da un cadavere proveniente dall’Arciospedale di Santa Maria Nuova, si modellavano i corpi con l’argilla, poi veniva realizzati i calchi in gesso, all’interno dei quali veniva colato un composto di cere, resine e coloranti, ottenuto in un modo ancora oggi sconosciuto.

Alcuni di questi manichini hanno talmente impressionato chi li guardava, da guadagnarsi un nome proprio, come “Lo Spellato”, che mostra vasi sanguigni e capillari, ottenuti facendo colare la cera da fili di seta.

Poi ci sono alcune cere di donne poste in posizioni sensuali, ma con il ventre o il torace squarciato, particolarmente apprezzate, pare, dal Marchese de Sade.

Al Museo della Specola sono anche esposte le Cere della Peste, realizzate da ceroplasta siciliano Gaetano Giulio Zumbo, per incarico del granduca Cosimo III, alla fine del ‘600.

Anche se non sono di tipo anatomico, le rappresentazioni, ispirate da un gusto piuttosto macabro e grottesco, furono esposte insieme alle altre perché mostrano gli effetti della peste, indulgendo in particolare sul disfacimento dei corpi.

Il Museo della Specola non è inserito nel tradizionale percorso turistico della città, ma indubbiamente rappresenta un’interessante quanto inconsueta (rispetto al patrimonio artistico di Firenze più classico come il David di Michelangelo) meta, destinata forse ai visitatori meno impressionabili.

Le fotografie sono tratte dalla galleria Flickr di Curios Expeditions.

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Annalisa Lo Monaco
Appassionata di arte, romanzi gialli e storia, ha scoperto che scrivere può far viaggiare tutto il mondo da una sedia!