Su di uno sfondo roccioso, il dio Mitra affonda un pugnale nel collo del toro.

Sopra e in copertina: Fotografia di Dom De Felice, condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia.

Il giovane dio indossa il berretto frigio e un vestito rosso bordato di verde, dall’ampio mantello. Il dio Sole osserva la scena dall’alto e ordina a Mitra di compiere il sacrificio tramite un corvo, suo messaggero. Ai lati della scena compaiono i due dadofori, o portatori di fiaccole: Cautes, a sinistra con la fiaccola sollevata, simbolo della vittoria della luce sulle tenebre, del giorno sulla notte, e Cautopates, a destra, con la torcia rivolta verso il basso, che allude al trionfo della notte sul giorno. Tre animali aiutano Mitra nel sacrificio rituale: il cane, lo scorpione ed il serpente, mentre due volti barbuti, i “Genius Loci”, gli spiriti protettori del luogo, emergono inquietanti dal suolo.

È questo il complesso soggetto dell’affresco miracolosamente ben conservato raffigurante la tauroctonia, ovvero l’uccisione rituale del toro, che decora la parete centrale del mitreo di Santa Maria Capua Vetere presso Caserta, uno dei più importanti al mondo, probabilmente risalente al II secolo a.C.

Sotto, Le rovine di un mitreo a Carrawburgh, un insediamento inglese che un tempo ospitava un forte romano lungo il Vallo di Adriano. Fotografia di Jerzy Kociatkiewicz, condivisa con licenza CC BY-SA 2.0 via Flickr:

Affreschi di antiche divinità e criptici simboli celesti sono sparsi su tutte le pareti del tempio, una struttura sotterranea di circa dodici metri per tre, con volta a botte e lucernari che mitigano a stento l’oscurità stagnante.

Il mitreo di Santa Maria Capua Vetere è solo uno degli oltre 400 luoghi di devozione scoperti all’interno del vasto territorio un tempo dominato dall’Impero romano.

Basato sull’adorazione di Meithras – una divinità probabilmente connessa con il dio persiano Mitra – il mitraismo fu un’antica religione ellenistica che predicava la fratellanza, la giustizia e la solidarietà. Originatasi nel Mediterraneo orientale, tale religione si diffuse rapidamente tra le legioni e tra le influenti élites dell’Impero Romano a partire dal I secolo a.C., fino a raggiungere il suo apogeo tra il III ed il IV secolo. Nonostante la religione facesse professione di universalismo, il culto escludeva le donne.

Un mitreo in Israele, uno degli oltre 400 sparsi in tutto l’ex-Impero Romano. Fotografia di Dennis Jarvis condivisa con licenza CC BY-SA 2.0 via Flickr:

Per avere un’idea della sua diffusione, basti pensare che nella sola Ostia antica sono stati rinvenuti 18 mitrei, ciascuno dei quali destinato ad accogliere dai 20 ai 30 seguaci, ma resti di templi sono stati dissotterrati anche in aree molto periferiche, quali l’Inghilterra e la Turchia.

La popolarità del culto raggiunse livelli tali, che persino imperatori come Commodo, Settimio Severo e Costanzo Cloro sembra ne siano stati attratti. Purtuttavia le informazioni che possediamo su di esso sono scarne, e non provengono da fonti dirette. Essendo infatti una religione misterica, il mitraismo non diede luogo alla diffusione di un corpo di scritture rivelate, ed i rituali riservati agli iniziati vennero mantenuti segreti.

Sotto, il Mitreo di Capua, fotografia di Miguel Hermoso Cuesta condivisa con licenza CC BY-SA 4.0 via Wikipedia:

Sul mitraismo scrissero storici romani, filosofi greci ed alcuni padri della chiesa, che considerarono peraltro i misteri mitraici pericolosi per il cristianesimo. San Girolamo descrisse, ad esempio, i sette gradi dell’iniziazione al culto e Tertulliano, nel suo “De Praescriptione haereticorum”, riferì che il neofita – che veniva segnato sulla fronte come “soldato di Mitra” – doveva sottoporsi ad un complicato rituale di purificazione che ricordava il battesimo cristiano. Il culto di Mitra attirò tuttavia l’attenzione del mondo romano soprattutto per le sue concezioni misteriosofiche, che ruotavano intorno all’idea dell’esistenza dell’anima ed alla sua possibilità di pervenire, attraverso le sette sfere planetarie, all’aeternitas.

Sotto, l’interno del Mitreo di Vulci. Fotografia di Mararie condivisa con licenza CC BY-SA 2.0 via Flickr:

Dopo secoli di proselitismo, il mitraismo gradualmente scomparve come pratica religiosa in seguito al decreto di Teodosiano del 391, che ne mise al bando tutti i riti, considerati pagani.

In assenza di fonti dirette – se si eccettua il cosiddetto “Papiro magico di Parigi”, risalente al IV secolo d.C., che rappresenta il percorso di purificazione di un iniziato – il contenuto dottrinale di questa antica religione è quasi esclusivamente affidato alle interpretazioni degli studiosi, che dagli anni Settanta hanno proposto nuove chiavi di lettura del suo culto misterico.

Uno degli aspetti più singolari e controversi è la cosmologia presente negli affreschi di tutti gli edifici dedicati al culto. Un’ipotesi suggestiva vuole che la devozione a Mitra presentasse forti legami con l’astrologia e con l’astroteologia.

David Ulansey, professore emerito di Filosofia e religione presso il California Institute of Integral Studies di San Francisco, autore di un libro dal titolo “I misteri di Mithra. Cosmologia e salvezza nel mondo antico”, ha offerto una chiave di lettura delle origini dei misteri mitriaci basata proprio sulla convinzione che la sua misteriosa iconografia corrispondesse ad un complesso codice cosmologico, creato da una cerchia di filosofi e di scienziati per tradurre in simboli un patrimonio di conoscenze occulte.

Lo studioso, in particolare, ha individuato un parallelismo tra la tauroctonia e la precessione degli equinozi

La precessione degli equinozi è l’effetto del movimento della Terra, che fa cambiare in modo lento ma continuo l’orientamento del suo asse di rotazione rispetto alla sfera ideale delle stelle fisse, quei corpi celesti posti ad una distanza talmente elevata dal nostro pianeta, da apparire immobili.

Un mosaico con una spada, una mezzaluna, Hesperus / Phosphorus e un coltello da potatura che fu trovato in un Mitreo del II secolo. Fotografia di condivisa con licenza CC BY-SA 2.5 via Wikipedia:

La volta stellata e gli onnipresenti simboli delle costellazioni del Canis minor, dell’Idra, del Corvus e dello Scorpius – già descritte da Tolomeo nel suo “Almagesto” – sono tutti elementi iconografici comuni nei mitrei che rinvierebbero, secondo Ulansey, ad un preciso momento storico, corrispondente al periodo compreso tra il 4000 ed il 2000 a.C, quando gli equinozi si trovavano in Toro ed in Scorpione e le quattro costellazioni erano tutte allineate sull’equatore celeste, sopra o sotto l’eclittica.

Nelle parole del professore: “Le figure presenti nella tauroctonia mostrano un perfetto parallelismo con l’elenco delle costellazioni presenti sull’equatore celeste quando l’equinozio di primavera era nel Toro“.

Ogni Tauroctonia mostrava il sacrificio rituale del Toro da parte di Mitra. Fotografia dal Mitreo si Santo Stefano Rotondo scattata da Carole Raddato e condivisa con licenza CC BY-SA 2.0 via Flickr:

L’equinozio di primavera, con la sua valenza di inizio della rigenerazione annuale della natura, spiegherebbe così anche l’iconografia delle spighe di grano che fuoriescono dalla coda del toro raffigurato nella tauroctonia, simbolo di rinnovamento e di rinascita.

Mitra fu dunque concepito come l’artefice dei movimenti celesti e come la potente divinità in grado di cambiare l’ordine del cosmo, inaugurando una nuova epoca di equità e di giustizia, ma fu anche il dio ritenuto in grado di mutare il fato, orientando l’uomo nella sua esistenza terrena ed ultraterrena, fino a salvargli l’anima durante il tragitto attraverso le sfere planetarie.

Sotto, Mitra uccide il Toro, scultura del III secolo conservata al Museo Archeologico di Palermo. Fotografia di Giovanni dall’Orto via Wikipedia:

La tesi dello studioso è solo l’ultimo dei recenti tentativi di spiegare i segreti di questa antica religione che ancora divide il mondo accademico: se è infatti evidente che i simboli zodiacali presenti nei templi rimandino in modo inequivocabile alle connessioni del culto con il mondo celeste, resta ancora un enigma la natura di tali connessioni.

I mitrei restano pertanto ancora i luoghi privilegiati per accostarsi a ciò che è sopravvissuto della religione misterica. Al Mithraeum di Londra, aperto al pubblico dal 14 novembre, una mostra multisensoriale tenterà di ricreare l’atmosfera degli edifici romani, facendo ricorso ad effetti speciali visivi ed uditivi per mostrare ai visitatori come poteva forse apparire un rituale mitraico.

Sotto, il processo del recuperto del tempio Romano dedicato a Mitra a Londra:

Tutti gli studiosi concordano nel ritenere che la decifrazione della tauroctonia probabilmente rivelerebbe il nucleo della teologia del culto, ma il campo delle ipotesi interpretative resta ancora aperto.

Lo studio del mitraismo, tuttavia, risulta ancora cruciale per comprendere la matrice culturale da cui prese le mosse il cristianesimo. Le due fedi furono infatti affini e si svilupparono secondo le stesse coordinate di tempo e di spazio, offrendo ciascuna la propria risposta ad un identico desiderio di trascendente.

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Giovanna Potenza

Amo scrivere spaziando in ambiti storico-filosofico-letterari.
Sono intellettualmente curiosa ed amo confrontarmi con culture diverse, che scopro attraverso i miei viaggi, sebbene la Gran Bretagna rappresenti il mio luogo dell’anima.

  • Pierluigi Russo

    Trovo questo articolo molto interessante!
    Credo che la maggioranza non si renda conto del fatto che questo “Culto di Mithra” è presente ancora “oggi” sotto altre vesti,una per soli “iniziati” e l’altra pubblica.
    Tutto ruota attorno al 25 dicembre ,solstizio invernale!
    Ad un certo punto della storia dell’Impero Romano e quindi dell’Europa , il Cristianesimo riesce a sovrapporsi e fondersi con questo culto grazie alla spinta di Costantino il Grande sostenitore insieme a suo padre Costanzo Cloro di Mithra.
    Infatti chiunque esamini la simbologia dell’Arco di Costantino riconoscerà lo schema mithraico come il carro del sole che sale a est e il carro della luna che scende a ovest.
    Il simbolismo mithraico lo si può notare anche nelle rappresentazioni della crocifissione dove negli angoli si può vedere il sole e la luna e nella parte centrale Cristo diventa il sacrificio del Toro.
    I princìpi del mithraismo: fratellanza,giustizia,solidarietà,universalismo saranno gli stessi che oltre Costantino saranno seguiti durante il Medio Evo dagli “Ordini Cavallereschi”che sostituiranno l’esercito romano con i “paladini e cavalieri del Sacro Romano Impero” nato per l’appunto il 25 dicembre dell’800 con l’incoronazione di Carlo Magno.
    Attraverso questi “Ordini Cavallereschi” come i Templari l’eredità passerà poi alla Massoneria.
    L’obiettivo finale sarà quello di cercare di unire una “fratellanza universale” sotto un solo governo mondiale che rifletta l’ordine del Grande Architetto dell’Universo , MITHRA !