Il complesso dei templi di Khajuraho è una serie di edifici splendidamente decorati che si trovano nella regione di Madhya Pradesh, in India. Degli 80 templi costruiti dalla dinastia Chandela, tra il IX e il XII secolo dopo Cristo, ne rimangono soltanto 22, patrimonio UNESCO dell’umanità. I templi sono un esempio di architettura medievale indiana di straordinaria importanza storica, ma costituiscono un’attrazione turistica a causa delle numerose sculture erotiche che li abbelliscono. Queste raffigurano uomini, donne o animali intenti in attività sessuali, orge o altri atti erotici, sotto lo sguardo benevolo delle divinità.

L’Età dell’Oro

Durante quella che verrà ricordata come “Età d’oro dell’India centrale”, la dinastia Chandela ordinò la costruzione di 85 tempi in un’area di circa 20 chilometri quadrati, dedicati a divinità della religione Induista e Gianista. La dedica a due religioni differenti mostra, ancor oggi, una politica di accettazione per diversi culti religiosi che ha pochi eguali in altre parti del mondo. Questo felice periodo dell’India centrale finirà tragicamente con l’invasione della regione da parte del Sultanato di Delhi, uno stato islamico che regnò in India Nord Orientale fra il 1206 e il 1555.

La Distruzione

Quando il sultanato di Delhi invase il regno del clan Chandela e conquistò la capitale Mahoba, gli antichi Templi caddero in rovina o vennero attivamente distrutti secondo la legge islamica. I governanti avevano una “politica di intolleranza per i luoghi di culto di altre religioni”, e gli abitanti di Khajuraho abbandonarono la città, sperando così di salvare i luoghi sacri dall’attenzione delle truppe del sultanato.

Un Tesoro nascosto nella Giungla

Grazie all’abbandono della città da parte dei suoi abitanti, 25 templi vennero salvati all’insensata furia distruttrice dello stato islamico, dimenticati dall’uomo e sommersi dalla natura della giungla indiana. Per oltre 500 anni si perse memoria dei templi gianisti e induisti di Khajuraho, sino a che l’esploratore T.S. Burt non sentì parlare di un tempio con sculture sessualmente esplicite immerso nella profonda giungla indiana.

Dopo la loro ri-scoperta, i templi sono divenuti famosi in tutto il mondo per le loro sculture erotiche, che rappresentano però solo il 10% circa di tutte le sculture presenti negli edifici. Si trovano raffigurate attività quotidiane, uomini in preghiera, divinità e simboli religiosi, ma le sculture che hanno attratto maggiormente il flusso di turisti sono certamente quelle di natura erotica.

Principi Tantrici

I governanti della dinastia Chandela erano probabilmente seguaci dei principi tantrici, e possono aver creato i templi per contribuire a favorire l’equilibrio fra le forze machili e quelle femminili, espresse attraverso il reciproco godimento dell’unione fisica. Le sculture ritraggono le donne in una veste libertina, mentre apprezzano al pari degli uomini le attività sessuali. Alcuni studiosi interpretano le sculture come celebrazione della “forza” delle donne stesse, in quanto queste ultime vengono raffigurate come ben proporzionate ed in atteggiamento del tutto paritario rispetto all’uomo.

Culture che esaltavano il ruolo della Donna

Contrariamente a quanto accade in altre culture e religioni, in particolare quella islamica che già allora distrusse molti dei templi di Khajuraho, le religioni Induiste e Gianiste consideravano le donne sessualmente alla pari rispetto all’uomo. Il piacere sessuale veniva considerato una forma d’arte, ed il Kamasutra una guida da seguire per entrambi i generi. L’induismo considerava il sesso come una parte essenziale della vita, il che potrebbe spiegare il perché tante sculture siano inserite fra altre che mostrano attività come la preghiera o la guerra. La posizione delle sculture erotiche mostra poi l’intenzione dei realizzatori di mostrarle a tutti gli avventori del tempio, un messaggio ancor oggi importante vista la crescente componente sessista nella società indiana (ma non solo) odierna.

Una scena su più livelli:

Fonti: Wikipedia

Condividi
Matteo Rubboli
Matteo Rubboli è un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porta la cravatta o capi firmati, e tiene i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa sua, lo hanno disegnato così...