La fotografia di centinaia di bambini che indossano le maschere antigas è una delle immagini forse più famose su internet per quanto riguarda esempio di un passato/presente/futuro distopici, nel quale l’umanità avrà bisogno di maschere per poter sopravvivere. Lo scatto, realizzato da Viktor Bulla, non era inizialmente concepito per avere un’accezione negativa, per essere un commento sulla guerra o per rappresentare l’infanzia perduta, quanto per rappresentare un motivo di grandissimo orgoglio.

L’immagine raffigura infatti i giovani del “Movimento dei Pionieri“, che divennero poi l’organizzazione “Spartacus“, un’organizzazione comunista simile al movimento scout che esistette dal 1922 al 1992, anno di dissoluzione dell’URSS. La fotografia fu scattata nel 1937, quando la guerra fra Germania, Russia e Finlandia era ormai alle porte e certamente nell’aria anche fra il popolo, e doveva rappresentare la forza e il grado di preparazione dei giovani comunisti sovietici.

I bambini raffigurati nella fotografia furono protagonisti, quattro anni dopo, della resistenza all’assedio di Leningrado. Quei bambini mostrarono la loro forza e grado di preparazione al mondo nel 1937 tramite questa fotografia, e tantissimi di loro morirono sul campo di battaglia o nella guerriglia della Seconda Guerra Mondiale.

pionieri-leningradoGli appartenenti allo Spartacus avevano fra i 10 e i 15 anni, frequentavano campi estivi ed imparavano a vivere e cooperare insieme. Nel 1923 era 75.000, nel 1924 erano 161.000 per poi divenire 2 milioni nel 1926 e 13,9 milioni nel 1940, alla vigilia dell’Operazione Barbarossa con la quale i Nazisti attaccarono la Russia.

Durante la guerra i giovani pionieri lavorarono alacremente per sostenere lo sforzo bellico. Migliaia di loro morirono in battaglia, ma anche in campi di concentramento o fatti prigionieri dai nazisti. Quattro di loro, fra i milioni di tutta la Russia, ricevettero la Medaglia d’Oro di Eroi dell’Unione Sovietica, e ad innumerevoli di loro furono assegnati riconoscimenti ed onorificenze.

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Matteo Rubboli
Appassionato di tecnologia, in particolar modo di fotografia e arti digitali, è blogger su Vanilla Magazine.