L’idea di affidare ad un gioiello un messaggio in codice, riconoscibile solo ad una cerchia ristretta di destinatari, è un’idea moto antica, che ha conosciuto forme espressive diverse nel corso dei secoli. In età vittoriana (1837-1901) ed età edoardiana (1901-1910) il gioiello divenne un oggetto accessibile anche alle classi meno abbienti, grazie al generale benessere goduto dalla Gran Bretagna in quei decenni e grazie alla produzione di monili in oro a 9 carati, per gli acquirenti dalle più modeste esigenze, e in oro a 15 o 18 carati per i preziosi destinati alla classe media, oppure all’aristocrazia.

Tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo la società inglese fu soggetta a profondi mutamenti sociali e categorie “fragili”, quali quelle degli operai e delle donne che combatterono strenuamente per il miglioramento delle proprie condizioni.

In realtà le donne avevano cominciato a battagliare per vedersi riconosciuti i propri diritti sin dal XVIII secolo, con colei che può essere considerata la fondatrice del femminismo liberale, Mary Wollstonecraft, la filosofa londinese il cui celebre scritto, “La rivendicazione dei diritti della donna”, sosteneva che lo stato di presunta inferiorità e di subordinazione cui la donna era asservita, lungi dall’essere frutto di una inferiorità naturale, era invece effetto della diversa educazione ad essa riservata, che mirava a farne quasi esclusivamente un oggetto del desiderio e del compiacimento maschile. Era il 1792, e Mary era destinata a pagare un prezzo molto alto per le sue idee rivoluzionarie per l’epoca.

Sotto, Mary Wollstonecraft:

Nel tempo, la tormentata battaglia per l’acquisizione dei diritti della donna in Inghilterra conobbe anche insperati sostenitori, primo fra tutti l’economista John Stuart Mill, uno dei più illustri esponenti del liberalismo e dell’utilitarismo che, in un programma presentato agli elettori britannici nel 1865, propose il suffragio femminile. Negli Stati Uniti fu la Dottoressa Mary Walker a divenire un simbolo della lotta.

Sotto, John Stuart Mill:

Spesso guardate con sospetto, se non con aperta ostilità dalla società benpensante dell’epoca, le attiviste del movimento di emancipazione femminile, guidate da Emmeline Pankhurst, che si battevano per l’ottenimento del diritto al voto agli albori del Novecento, furono definite dal Daily Mail di Londra con malcelato disprezzo “suffraGETtes“, un gioco linguistico che suona intraducibile in italiano, ma che in inglese poneva l’accento sulla determinazione delle militanti “to get the suffrage”, “ad ottenere il suffragio” ad ogni costo.

In quegli anni circa un migliaio di suffragette, provenienti essenzialmente dalle classi medio-alte inglesi, furono imprigionate, di cui a questo link trovate diverse fotografie. Come forma di protesta, le donne, che lottavano anche per vedersi riconosciuto il loro status di prigioniere politiche, adottarono, tra le altre strategie, anche quella dello sciopero della fame, un metodo per ottenere visibilità all’esterno, che l’Inghilterra aveva conosciuto grazie ai racconti dei tanti russi che avevano trovato asilo nel paese durante rivoluzione del 1917.

Perseguitate per le loro idee, le suffragette ricorsero al linguaggio dei gioielli per manifestare il loro pensiero ed identificarsi fra loro, indossando delicati pendenti o spille, oppure orecchini in stile floreale o Art Nouveau, dalle linee sinuose ed eleganti.

Sotto, pendente realizzato da Ernestine Mills nel 1909, conservato al Museo di Londra:

La pietre usate erano il peridoto, dall’intenso colore verde, le perle, dalle sfumature luminescenti, e le ametiste, dal profondo colore viola. Un osservatore distratto avrebbe forse notato solo il raffinato abbinamento dei tre colori, ma alla maggior parte degli osservatori inglesi dei primi decenni del Novecento, quell’abbinamento di pietre aveva un messaggio ben preciso da trasmettere:

Peridoto = verde = green = give; Perla = bianco = white = women; Ametista = viola = violet = vote

Il messaggio in codice era: “Give women vote”, ovvero “Date il voto alle donne”. Un messaggio semplice e diretto, declinato in una maniera tutta femminile, trasmesso attraverso la bellezza di un piccolo gioiello. Un messaggio in codice che rivendicava la parità rispetto agli uomini, non solo dal punto di vista politico, ma anche da quello giuridico ed economico.

Ancora oggi oggetto del desiderio di tanti collezionisti, i sempre più rari “gioielli delle suffragette” rimandano ad un tempo non così lontano, in cui i diritti che noi diamo per scontati non erano ancora tali, ricordandoci che il loro ottenimento è stato quasi sempre frutto di un cammino aspro e non indolore.

Anello:

Anello a forma di Ape:

Pendente a forma di farfalla:

Coppia di orecchini a forma di Ape:

Fonte delle fotografie dei gioielli: Laurelle Antique Jewellery. Per approfondire il tema della gioielleria delle suffragette è possibile consultare la pagina wikipedia dedicata.

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Giovanna Potenza
Amo scrivere spaziando in ambiti storico-filosofico-letterari. Sono intellettualmente curiosa ed amo confrontarmi con culture diverse, che scopro attraverso i miei viaggi, sebbene la Gran Bretagna rappresenti il mio luogo dell’anima.
  • Pierluigi Russo

    Interessantissimo articolo su i “Gioielli delle Suffragette” soprattutto per il loro significato dal punto di vista dei “diritti delle donne”.
    Grazie Giovanna!
    Buon lavoro!📚✒