Se oggi guardiamo all’Impero Romano come ad una civiltà assai antica, i romani guardavano il proprio presente cercando spunti da culture più antiche della propria, come quella greca. A Roma la lingua dei dotti era il greco, Cesare stesso parlava correntemente la lingua (durante una vacanza in Grecia in cui fu rapito dai pirati), e tutta la mitologia Romana era semplicemente una versione rimaneggiata di quella greca.

Come per la cultura, anche la moda romana fu grandemente influenzata da quella ellenica. Gli antichi greci indossavano una veste semplicissima, leggera e sciolta, non cucita o cucita solo da un lato, simile ad una tunica. Per gli uomini si chiamava Chitone, mentre per le donne si chiamò dapprima Peplo, un abito con una fibbia sulla spalla, e divenne poi il Chitone, praticamente identico alla versione maschile. Queste vesti erano quasi sempre in lino, mentre sopra veniva indossato sovente un Himation di lana, a mò di cappotto.

Sotto, l’auriga di Delfi con il Chitone:

Un Chitone Ionico femminile:

L’Himation:

Il Peplo Femminile:

Nell’antica Grecia i pantaloni non solo non vennero mai indossati, ma venivano associati ai popoli barbari come i Persiani, gli Sciiti, i Sarmati ed in genere i popoli orientali. I greci utilizzavano la parola Anaxyris per definire i pantaloni tipici dei popoli est-europei, mentre in latino si chiamavano Braccae, da cui deriva il termine ancora attuale “Brache o Braghe”. Per i Greci era un insulto portare i pantaloni, una pratica barbara e, generalmente, considerata ridicola, tanto che per definire i pantaloni dei Persiani, che invece li portavano, si usava il termine θύλακος, sacco.

Sotto, Pantaloni indosso ad un arciere Sciita su ceramica del 500 a.C.:

Sotto, una statuetta romana in bronzo di un “Germanico” con barba e pantaloni:

A Roma l’abbigliamento non fu molto dissimile da quello della Grecia, ma le tuniche vennero elaborate maggiormente, ed utilizzate maggiormente per caratterizzare lo status sociale.

Sotto, abbigliamento Maschile:

Sotto, abbigliamento femminile:

La Toga era l’abbigliamento principale di Roma, e lo stesso Virgilio apostrofa il proprio popolo nell’Eneide:

“(Romanos) rerum dominos, gentemque togatam” – “Romani, signori del mondo (delle cose), popolo togato”.

Lo Ius Togae, il diritto di indossare la Toga, era riservato ai cittadini romani, e le guardie stesse erano preposte al controllo dell’abbigliamento degli stranieri.

I pantaloni, a Roma come in Grecia, vennero considerati per lunghissimo tempo capi d’abbigliamento tipico dei barbari. Successivamente alle grandi conquiste di Roma e alla contaminazione culturale iniziata con i soldati romani spediti fuori dal Mediterraneo, venne infine riconosciuta l’utilità e la praticità di questo capo d’abbigliamento. I Pantaloni mantengono infatti molto più efficacemente il calore rispetto alle tuniche, sono più igienici e pratici, anche se di più complesso confezionamento. Nel III secolo dopo Cristo, infine, anche per le vie della capitale d’Italia divenne di uso comune indossare i pantaloni.

Sotto, statua dell’Imperatore Tiberio, I secolo:

Fu dunque l’epoca romana a sdoganare, definitivamente, l’uso del capo d’abbigliamento inferiore più diffuso al mondo. In seguito, in epoca Bizantina, i pantaloni conobbero un successo diffuso in tutto l’impero.

Per capire l’influenza della civiltà romana in epoca antica forse il modo più divertente è guardare una scena del film comico dei Monthy Piton “Brian di Nazareth”, dove John Cleese chiede: “D’accordo, ma a parte le fognature, vino, medicina, istruzione, asili pubblici, ordine pubblico, irrigazione, strade e bilancio dei pagamenti in attivo, che cosa hanno fatto i Romani per noi?“.

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Matteo Rubboli
Appassionato di tecnologia, in particolar modo di fotografia e arti digitali, è blogger su Vanilla Magazine.