Sopra, la città. Sotto, anche. Gravina in Puglia ha delle origini molto antiche, difficili da ravvisare negli edifici che costellano il centro storico. Infatti Gravina è stata una città itinerante, che si è spostata dal colle Botromagno (dove la popolazione risiedeva in epoca greca e romana) fin dentro alla caratteristica gravina, un burrone profondo circa una quarantina di metri da cui la città prende il nome, dove la popolazione ha trovato rifugio per secoli (in modo simile a Derinkuyu in Turchia), scavando case-grotta e caratteristiche chiese rupestri, e poi sul versante destro del canyon, dove tutt’ora si trova.

Ma se, invece di guardarla in superficie, guardassimo nelle sue profondità, troveremmo un mondo tutto da scoprire. Infatti sotto ogni abitazione ci sono dei grandi ipogei, scavati interamente dalle mani dell’uomo. Inizialmente erano rifugi sotterranei, scavati nella pietra morbida che si trova nel sottosuolo – la calcarenite – per sfuggire alle incursioni dei barbari che tentavano di saccheggiare la città. Con l’arrivo dei Normanni questi rifugi vennero ingranditi anno dopo anno, secolo dopo secolo, grazie al lavoro di estrazione della pietra, che sarebbe servita per costruire gli edifici in superficie.

Col passare del tempo, gli ipogei divennero vere e proprie cantine in cui si produceva il vino, si conservavano bevande e alimenti (soprattutto grazie alle basse temperature che, costanti tutto l’anno, permettevano una conservazione degna di un frigorifero). Inoltre alcuni ambienti vennero isolati, grazie a composti quale il cocciopesto, e utilizzati come cisterne per la conservazione dell’acqua piovana.

Ovviamente, luoghi come questi non sono stati esenti da storie leggendarie e mistiche, come quella che vorrebbe che sotto il Palazzo Ducale, appartenuto per secoli ai Duchi Orsini, si dipanasse una strada segreta che porta fin dentro l’antichissimo Castello Svevo, costruito da Federico II di Svevia, figlio della famosa Costanza d’Altavilla.

Oppure, la recente “scoperta del fantasma Anna”, intrappolato nelle profondità di una delle stanze sotterranee. Nelle cantine appartenute alle famiglie più nobili della città non mancano attestazioni che indicherebbero l’avvenuta celebrazione, in passato, di riti e riunioni massonici, che si opponeva al forte potere esercitato dalla famiglia Orsini. Testimonianza di questa presenza sono alcuni altorilievi, davvero impressionanti, che sembrano rappresentare un diavolo e la caratteristica piramide massonica.

Insomma, la Gravina Sotterranea è un luogo unico, da non perdere se si incappa nella zona murgiana. Nonostante la sua grandezza, e la vicinanza con la città soprastante, Gravina fu scoperta soltanto nel 2004 da Michele Parisi, appassionato speleologo, che riportò alla luce un mondo di tesori dimenticati. Storia e mistero sono coniugati in un mix di forte impatto, che non lascerà certamente deluso nessun visitatore.

L’articolo è scritto da Francesca Rutigliano, e le fotografie sono a cura dell’Associazione Gravina Sotterranea, dove potrete avere tutte le informazioni utili per organizzare una visita a Gravina.

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Antonio Pinza
Quando avevo 3 anni volevo fare l’astronauta, oggi vicino al rintocco del trentacinquesimo anno di vita ho le idee molto meno chiare, ma d’altronde chi ha mai detto che bisogna avere un piano prestabilito e preciso? Nella vita ho “fatto” svariati lavori, praticato sport, viaggiato, letto e mangiato di tutto. Il fatto che la mia bussola turbini vertiginosamente su se stessa non fa di me una persona senza passioni, anzi al contrario divoro quanto più mi si presenti del mondo. Mentre continuo a perdermi nei meandri della mia esistenza scrivo su Vanilla Magazine.