Social Media Google Plus: unica alternativa a Facebook per il marketing delle PMI

1 1392
Condividi:Share on Google+Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on LinkedIn

Io li capisco, quelli di Facebook. Gestire una società quotata in borsa in un mondo di lupi come Wall Street non è una cosa facile, davvero. Monetizzare anche le briciole di click dell’ultimo smartphone è una cosa fondamentale per dare credibilità ad un sito che sino a non troppo tempo fa era considerato un gioco (o poco più) e oggi vale centinaia di miliardi di dollari. Questa premessa molto personale è importante per capire il seguito, ovvero che Facebook non è gratis, e non lo sarà mai più. Perché ho parafrasato lo slogan del social network di Zuckerberg? Perché è in atto una piccola sommossa fra i gestori di pagine (come quella di Vanilla Magazine) dettata dal fatto che non viene più data visibilità ai contenuti che prima venivano proposti nella timeline della maggior parte dei fan. Per far vedere i post ai propri follower ora è necessario pagare, a caro prezzo, degli stock di (circa 1500) visualizzazioni che vengono proposti a partire da 4 euro.

Google-plus-facebook

Non lo sapevate? Beh, è il momento di scendere da Marte e atterrare sul pianeta terra. Mentre sino ad un paio di anni fa gestire una pagina anche solo con 50 mila follower significava generare centinaia di visite al proprio sito web e like e condivisioni a profusione, oggi significa avere un bacino potenziale accessibile solo mediante pagamento di denaro sonante, anche tramite Paypal. E’ il mercato, baby, nulla di più né di meno. Ora, per le grandi testate come Repubblica o Corriere questo non rappresenta un problema, perché sponsorizzare notizie particolarmente profittevoli significa rivolgersi ad un pubblico potenziale di milioni di persone che innescheranno un effetto virale che Facebook ancora non riesce a monetizzare (non è detto non riesca in futuro).

Il problema sorge, come ben evidenziato dall’ottimo Germano Milite di You-ng, dal fatto che Facebook ha raccolto e fatto le proprie fortune sulle pagine fan con pochi follower, sino a 100 mila, che hanno pubblicato contenuti interessanti stimolando le persone a partecipare al social network blu. Quello su cui io e Germano “discordiamo è però la soluzione, che il blogger di Young vede nel far causa o protestare contro Zuckie ed il suo team e reclamare una giusta fetta di fans; mentre io vedo in una diaspora verso social meno obbligati a generare profitto. Di quale social sto parlando? Di Google Plus ovviamente, vero e proprio strumento che non necessiterà mai di essere monetizzato da Big G e che ogni utente Android al mondo conosce.

Ora, non è che Google faccia beneficenza, è chiaro, ma sfrutta il social per proporre risultati maggiormente pertinenti in base alle ricerche che si effettuano sul motore di ricerca (scusate la ripetizione) in base alle preferenze evidenziate sul network, come le condivisioni, i +1 o le persone che si includono nelle proprie cerchie.

Le piccole aziende che vogliano promuoversi su internet hanno quindi di fronte a sé un bivio: provare a generare interesse su una piattaforma in completa balia degli equilibri della borsa (ma che comunque ha, ad oggi, un numero maggiore di utenti attivi); oppure dedicarsi a un social che non può che crescere e aumentare la visibilità del marchio senza essere soggetto a squilibri repentini e che ha garantito, in questi due anni e mezzo di vita, una continuità di visibilità e accesso davvero esemplare. Facebook o Google Plus, a voi la scelta.

Appassionato di tecnologia, in particolar modo la fotografia e le arti digitali, è autore e fondatore di Vanilla Magazine.

Tu cosa ne pensi?

Un commento

Lascia una risposta