L‘hanno chiamata “Adpocalypse” e potrebbe essere il segnale che Youtube sta perdendo il controllo della situazione sui propri canali (ma ancor di più, il piglio sugli investitori pubblicitari). La guerra ad accaparrarsi i migliori video online potrebbe aver segnato un punto di svolta da quando, da Maggio di quest’anno, la piattaforma di condivisione video di Google, che è anche il secondo sito più visitato al mondo dopo Big G stesso, ha introdotto un algoritmo che ha “censurato” moltissimi video ritenuti inadatti ad esser mostrati al grande pubblico.

L’algoritmo, creato in risposta ad un video controverso pubblicato da uno Youtuber inglese (di cui trovate la spiegazione nel video di Breaking Italy sotto), ha innescato una reazione spropositata di Google, che ha deciso di censurare moltissimi video di canali Youtube anche affermati.

I risultati sono stati diversi e tutti (quasi) catastrofici. Gli inserzionisti hanno iniziato a diminuire gli investimenti pubblicitari per paura di finire in video “controversi”, mentre i content creator, gli Youtuber, hanno iniziato a cercare altri canali di pubblicazione per i propri prodotti, come appunto Facebook.

Il social di Zuckerberg è inoltre salito in cattedra grazie ai nuovi sistemi di monetizzazione della piattaforma, che ha visto introdurre addirittura le pause pubblicitarie all’interno dei video in diretta con più di 300 utenti attivi (funzione sperimentale negli USA che a breve sarà disponibile in tutto il mondo). Facebook è, già dal 2014, davanti a Youtube come visualizzazioni dei video, ma la piattaforma di Google era ancora preferita dagli Youtuber per la capacità di monetizzare i propri contenuti.

Grazie all’uso di Audience Network, il sistema di Facebook della gestione pubblicitaria, e alla possibilità degli investitori di gestire le inserzioni anche mediante l’acquisto programmatic, la pubblicazione dei video su Facebook è sempre più appetibile per i creatori di contenuti, mentre Youtube lo è sempre meno.

Nella competizione si inseriscono inoltre altri attori, come Snapchat e Instagram che, anche se non offrono la possibilità di monetizzare i propri contenuti, consentono di raggiungere un pubblico completamente diverso dai due canali video più famosi.

Nonostante l’algoritmo di Youtube per la censura ai video “scomodi” sia in continua fase di miglioramento, la sua adozione potrebbe aver dato la spinta decisiva ai video-maker di spostarsi verso altre piattaforme. Facebook sarà la prima a consentire di incassare con le visualizzazioni, ma le altre certamente non si faranno attendere. Youtube riuscirà ad invertire la fuga dei propri canali?

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Matteo Rubboli
Matteo Rubboli è un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porta la cravatta o capi firmati, e tiene i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa sua, lo hanno disegnato così...