Tutti ricordano Edith Piaf per il suo magnifico successo musicale, oltre 400 le canzoni interpretate, capolavori indimenticabili come ‘La Vie en Rose’, ‘Non, Je Ne Regrette Rien’, ‘Mon Dieu’, ‘Hymne à l’amour’, ‘Milord’, ‘Les amants d’un jour’. Divenuta una delle cantanti più famose al mondo, una delle artiste più amate dai francesi, Edith Piaf, il piccolo scricciolo di donna che racchiudeva il sé la voce dalla forza sconvolgente, ebbe successo per il suo talento unico e incredibile, ma allo stesso tempo visse un’esistenza tragica e ricca d’intensi dolori.

edith-piaf-2Nacque a Parigi il 19 Dicembre del 1915, col nome di Edith Giovanna Gassion. I suoi genitori erano due saltimbanchi. Si dice che la madre, di origini livornesi, l’avesse partorita dinanzi ad un portone con l’aiuto di un poliziotto. Ciò che si sa è che Edith crebbe con la nonna materna e poi paterna, la quale gestiva una casa di tolleranza in Normandia. A tre anni perse la vista, a sette la recuperò poco dopo un pellegrinaggio alla tomba di Santa Teresa de Lisieux, cui divenne fortemente devota e per la quale non dimenticava mai di accendere un cero. La strada fu la sua casa per moltissimi anni e lì iniziò a cantare per suo padre. A 17 anni diede alla luce una figlia, che date le cattive condizioni di vita e l’improvvisa meningite che la colpì morì a soli due anni.

edith-piaf-1La svolta nella sua vita ebbe luogo dopo l’incontro con Louis Leplées, direttore di un famoso cabaret dell’epoca il quale, stregato dalle sue doti canore, l’accolse subito sotto la propria ala protettiva destinandola ben presto al successo musicale. Poco tempo dopo Louis venne assassinato con un proiettile alla testa, simbolo anche questo dell’epoca storica violenta e difficile in cui ella visse, inclusi gli anni della guerra ed il bagaglio di offese ed umiliazioni che essi portarono a tutta la nazione. Edith fu la migliore interprete della voce del popolo che in essa poté così rivedere interpretati i suoi tormenti, le sue frustrazioni ed anche le sue grandi speranze. Così minuta e malinconica Edith era un portento, un prodigio dalla voce piena di colori e dalle grandi capacità interpretative. Ricevette innumerevoli riconoscimenti artistici tra i quali il Grand Prix du Disque. Si esibì al famosissimo A.B.C. dei Grands Boulevards di Parigi; in pochi anni divenne la voce della Francia. Piaf è il soprannome che l’accompagnò e che significa Passerotto, in onore della sua incredibile voce e della sua maestria nell’alternare suoni aggressivi, con le tonalità più dolci e ricche di sfumature gioiose.

edith-piaf-3Ebbe una vita sentimentale tormentata. Ebbe molte relazioni con artisti e personaggi del mondo dello spettacolo che divennero in seguito famosi grazie al suo contributo. Numerosi matrimoni, ma tra tutti gli amori uno fu in particolare quello più intenso e distruttivo; quello per Marcel Cerdan, francese di Algeria e campione di pugilato. Dopo solo un anno dalla nascita di quell’amore così prezioso per Edith, ebbe luogo la tragedia che ella non si sarebbe mai più perdonata. Il 28 ottobre 1949 Marcel avrebbe dovuto raggiungere Edith a New York, partendo in nave. Edith che fremeva per riaverlo con sé quanto prima possibile, lo implorò di prendere l’aereo di modo da accorciare l’attesa per il suo arrivo. Marcel seppur contrario ai viaggi in aereo acconsentì alla sua richiesta. Non arrivò mai. L’aereo su cui viaggiava precipitò disgraziatamente.

edith-piaf-4La sera dopo Edith, allo stremo delle sue forze e ricolma di farmaci, si esibì cantando la sua ‘Hymne à l’amour’. La dedicò al suo amore appena perduto. Rifiutò gli applausi poiché quell’esibizione era per Marcel, per lui solo. Non ebbe modo di terminare il canto d’amore poiché improvvisamente svenne per il troppo dolore. Dopo la morte di Marcel, Edith sviluppò l’artrite reumatoide, si susseguirono poi diversi incidenti stradali causati da guide sconsiderate, crisi cardiache, abuso di alcool e continui ricoveri ospedalieri in una sorta di politica autodistruttiva , in una ricerca della fuga dal tormento. Per far fronte ai dolori dovette fare uso di morfina e di innumerevoli farmaci, sconfinando poi nella dipendenza. Il canto era la sua cura, il suo modo per non morire ed allo stesso tempo era un pericolo per il continuo aggravarsi delle sue condizioni di salute. Come disse la piccola donna dalla voce incredibile:

Il canto è un modo di fuggire. È un altro mondo. Quando canto non sono più sulla terra

Indimenticabili i sette minuti di applausi e standing ovation al suo arrivo all’Olympia di Parigi nel 1955, dove tornerà in seguito, dietro espresso invito del direttore artistico, al fine di risollevare le sorti del teatro in quel momento in crisi. In tale occasione si esibì con uno dei brani ad oggi più celebri dell’artista, ‘Non, Je Ne Regrette Rien’. “No, niente di niente, non rimpiango niente, né il bene che mi è stato fatto né il male, tutto è per me lo stesso”.

Con le sue esibizioni riuscì a risollevare le sorti del Teatro salvandolo dalla crisi e ancora qui ebbe luogo l’ultimo dei suoi concerti; lasciò il palco stremata e piangente, poiché seppur afflitta dai molti dolori fisici e interiori, cantare era la sua vita ed il pubblico, nel suo accorato applaudire rese onore ancora una volta al talento di quel piccolo passero tanto amato.

Nel 1960 sposò Théo Sarapo. In seguito ad una broncopolmonite si recò nel sud della Francia al fine di migliorare le sue condizioni di salute, aggravate anche dall’uso di farmaci e droghe, ma fu stroncata dall’ennesima ricaduta. Morì nel 1963 a 48 anni. Venne trasportata segretamente a Parigi, il luogo in cui desiderava morire. Oggi riposa al Père Lachaise, il cimitero parigino dei grandi artisti.

La ‘Vie en rose’, è sicuramente uno dei suoi brani più noti ed esprime appieno anche il carattere speranzoso e sempre propenso a credere nell’amore che la caratterizzò. Esso è anche il titolo del film a lei dedicato. In esso, sua interprete magistrale è Marion Cotillard, vincitrice di innumerevoli premi per questa parte ed abile rappresentante dello spirito forte e resiliente di questa donna minuta, ritta nel suo metro e mezzo, con le mani spesso nascoste dietro la schiena e lo sguardo sognante rivolto al suo pubblico, capace in ogni momento di eclissare le avversità della vita con quella sua voce dalla forza incontenibile.

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Giada Costanzo

Appassionata di arte, letteratura, cinema e fotografia. Ad una formazione nelle Politiche per la Sicurezza e nelle Relazioni internazionali si unisce una forte attitudine alla creatività, che include la pittura, il design e la produzione di abiti.

Curiosa di natura. Amo le “antichità” sotto ogni forma e sfaccettatura. Ricerco le storie dimenticate della gente più comune e ammiro l’umanità che è nella persone più semplici.

Le origini siciliane si riversano in ogni mia ispirazione. La scrittura è il mezzo, condividere il fine; nella costante convinzione che la conoscenza possa essere una via per il miglioramento.