Due anni fa la fotografa croata Mirna Pavlović, mentre ancora frequentava l’università, decise quello che avrebbe fatto una volta terminati gli studi: viaggiare. Durante l’ultimo anno accademico ebbe in regalo la sua prima macchina fotografica analogica, che le fece sviluppare la passione per la fotografia. Viaggi e fotografia, uniti all’altro forte interesse di Mirna, l’esplorazione dei luoghi abbandonati, ha portato la Pavlović a visitare molti paesi europei – Croazia – Italia – Bulgaria – Belgio – Portogallo – sempre alla ricerca di strutture decadenti e quasi totalmente in rovina, ma per questo ricche di fascino, dovuto alla loro capacità di sopravvivere nel presente, ma come congelate nel passato.

Dulcis Domus di Mirna Pavlovic 01“Non sono mai veramente morti, ma nemmeno veramente vivi. Precariamente tracciano un confine tra la vita e la morte, il decadimento e la crescita, il visibile e l’invisibile, il passato e il presente: i luoghi abbandonati comprendono confusamente questi aspetti nel medesimo tempo, ispirando insieme attrazione e repulsione.” scrive Mirna Pavlović.

Dulcis Domus di Mirna Pavlovic 02Per la sua ultima serie di fotografie, Dulcis Domus, Mirna Pavlovic ha oltrepassato precarie recinzioni e avvisi di “vietato entrare”, per fotografare ville un tempo prestigiose, palazzi e castelli d’Europa, che lentamente stanno disfacendosi, attorniate, e talvolta invase, da una natura ormai padrona di spazi che in epoche diverse erano simbolo di ricchezza e potere.

Dulcis Domus di Mirna Pavlovic 05Per la fotografa, avventurarsi in questi edifici fatiscenti, dove è comunque proibito entrare, è espressione di un atto di ribellione contro “un contratto sociale” che punisce chi trasgredisce. L’anacronistica violazione di domicilio di questi luoghi abbandonati diventa quasi “un grido di libertà in un mondo dove tutto è prescritto e regolato.”

Dulcis Domus di Mirna Pavlovic 04Dulcis Domus di Mirna Pavlovic 03Secondo Pavlović, i senzatetto, i tossicodipendenti, i vagabondi, che trovano in questi edifici fatiscenti il loro rifugio, li riportano ad essere “casa”, riappropriandosi sia della struttura che della sua storia: un grottesco ritorno alla vita, che non cambia la realtà esistente, ma che veicola disparità e alterità. L’abbandono di questi luoghi e l’invisibilità delle persone che transitoriamente li abitano diventano quasi simbolo della precarietà della condizione umana.

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Annalisa Lo Monaco
Appassionata di arte, romanzi gialli e storia, ha scoperto che scrivere può far viaggiare tutto il mondo da una sedia!