Prodotta tra il 1967 e il 1971, la Fiat 500 Ferves Ranger fu un’antesignana dei moderni SUV compatti, o una Jeep in miniatura, difficile a dirsi. Dalla fabbrica della carrozzeria torinese Ferves (acronimo di Ferrari veicoli speciali)  uscirono circa 600 vetture finite, di cui oggi ne rimangono, al mondo, non più di 50 esemplari. L’auto, realizzata su base Fiat 500, montava diversi componenti meccanici presi a prestito non solo dal cinquino ma anche dalla 500F, dalla 600D, dalla 850 e dall’Autobianchi Primula, composti insieme per realizzare una vettura completamente diversa da tutte le altre.

Della vettura ne fu realizzata anche una versione “Cargo”, in grado di caricare sino a 300 chilogrammi di massa aggiuntiva. Altre versioni inclusero anche una Ferves Ranger 4X4, con la trazione integrale inseribile manualmente.

La automobili riscossero un successo crescente di pubblico mano a mano che gli anni passavano, un’apprezzamento per un lavoro di design italiano decisamente ben riuscito, ed antesignano di tantissimi modelli di SUV presenti per le nostre strade al giorno d’oggi.

La vettura delle immagini, immatricolata per la prima volta in Francia nel 1973, appartenne come secondo proprietario a Philippe Starck, che fece provvedere al suo totale restauro.

L’auto aveva una copertura in tela su telaio centinato, ed era totalmente scopribile come visibile nelle immagini della galleria.

Rispetto ai SUV odierni, oltre che uno spazio a bordo decisamente “mignon”, anche il motore non era proprio all’altezza, dato che era un bicilindrico da 500 centimetri cubici con appena 18 cavalli, a malapena la potenza impiegata oggi in un ciclomotore.

L’automobile delle immagini, battuta all’asta nel 2015 a Londra da Sotheby’s, è stata venduta a 29,120 sterline, circa 34 mila euro.

Il nuovo proprietario si è aggiudicato un pezzo di eccellenza del design italiano anni ’60, ma è improbabile che la utilizzerà per il fuoristrada per cui era stata pensata in principio.

Sotto, il motore dell’auto, che trova ampio spazio nel cofano posteriore.

Fonte delle immagini: Sotheby’s.

Sotto, una foto d’epoca:

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Matteo Rubboli
Matteo Rubboli è un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porta la cravatta o capi firmati, e tiene i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa sua, lo hanno disegnato così...