La straordinaria collezione di cartoline pazientemente raccolte nel corso di 15 anni da Catherine H. Palczewski, professoressa di studi femminili e di genere presso l’Università del Nord Iowa negli Stati Uniti, rappresenta una testimonianza interessantissima di come un certo mondo maschile inglese di inizio Novecento guardasse con diffidenza, se non addirittura con disprezzo, al movimento di emancipazione femminile delle “suffragette”, nato per ottenere il diritto di voto per le donne.

Sotto: Non preoccuparti, il peggio deve ancora venire:

Si tratta di cartoline a fini propagandistici indirizzate, per la loro diffusione all’epoca, ad un vastissimo pubblico. Nonostante la varietà dei soggetti sia notevole, alcuni elementi risultano comuni e consentono di raggruppare le cartoline propagandistiche secondo quattro tematiche precise:

1 – L’insistenza sullo stereotipo della bruttezza e della solitudine

Suffragette che non sono mai state baciate:

Le suffragette venivano dipinte come donne di infelice aspetto fisico che, raggiunta la cinquantina prive di marito, compensavano le proprie frustrazioni ed il risentimento verso il mondo maschile avvelenando istericamente il clima politico dell’epoca.

2 – L’identificazione delle suffragette con uno stereotipo di donna mascolina ed aggressiva

La donna Mascolina:

La suffragetta veniva rappresentata, in modo caricaturale, come una sorta di virago aggressiva e mascolina, che appariva tanto più ridicola in quanto scimmiottava l’uomo

3 – La stigmatizzazione delle suffragette come sovvertitrici dei ruoli naturali assegnati ai sessi

Mia moglie è una suffragetta, e da allora sto soffrendo!

Le donne impegnate nella difesa del diritto di voto venivano presentate come usurpatrici del ruolo pubblico che spettava di diritto all’uomo, secondo l’ordine naturale delle cose.

Ne conseguiva che i ruoli all’interno della coppia risultavano capovolti, generando un senso di ridicolo ai danni dell’uomo condannato a svolgere mansioni considerate tradizionalmente femminili.

4 – L’etichettatura delle suffragette come cattive madri e pessime mogli

Questo non è un lavoro da uomini:

La suffragetta era ritratta come una cattiva madre, che abbandonava i figli al proprio destino, rappresentando una vera maledizione per la sua famiglia.

Non faccio niente, ma non voglio più farlo!

Inutile dire che, dati i presupposti, la propaganda suggeriva che le suffragette avrebbero fatto meglio a star zitte…

La vita è solo una maledizione dietro l’altra:

Le cartoline della propaganda contro le suffragette degli inizi del 1900 mostrano, per i toni acrimoniosi, come il movimento di emancipazione femminile provocasse timori all’esterno, in quanto minacciava di compromettere il secolare stereotipo della donna angelo della casa.

Chi ha detto divorzio?

Per una certa parte della società edoardiana (non solo maschile, è giusto sottolinearlo!), infatti, l’idea del cambiamento e della concessione di nuovi diritti alle donne appariva inaccettabile e pericolosa, perché fonte di potenziale sovvertimento di ruoli tradizionalmente consolidati.

Indovina chi è il capo a casa?

Il ricorso agli stereotipi della bruttezza, della vecchiaia o della mascolinità per stigmatizzare le suffragette, spostava sul piano dell’offesa personale e del ridicolo il problema giuridico, sminuendolo e svuotandolo di significato.

Cosa vorrei fare alle suffragette:

Testimonianza di un’epoca non troppo lontana, le cartoline propagandistiche di inizio ‘900 ci consegnano un ritratto di una società edoardiana che appare contraddittoria, fatta di grandi accelerazioni sul piano del progresso scientifico, ma anche di faticose battaglie per la conquista dei diritti alla vigilia del primo conflitto mondiale.

Il posto di una donna è a casa!

Nessuno mi ama – forse farò la suffragetta:

Un uomo vittima delle ombrellate della moglie!

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Giovanna Potenza

Amo scrivere spaziando in ambiti storico-filosofico-letterari.
Sono intellettualmente curiosa ed amo confrontarmi con culture diverse, che scopro attraverso i miei viaggi, sebbene la Gran Bretagna rappresenti il mio luogo dell’anima.

  • Bracs Martinello

    Dovresti andare a scuola di inglese. Mi hanno condiviso il tuo articolo su facebook… ma Dio mio hai tradotto le vignette a caso!

    • Ho tradotto io le vignette e non Giovanna, autrice dell’articolo, volutamente in modo il più lontano possibile da una traduzione letterale. Abbiamo ancora (fortunatamente) licenza di decidere come scrivere i post in modo autonomo. Un saluto

  • Giovanna Potenza

    Ringrazio Matteo per la precisazione.
    Avevo lasciato le vignette non tradotte, ma condivido la decisione di Matteo di tradurle, per consentire a tutti di comprenderne il senso. Se la traduzione non è letterale, ma non tradisce il senso generale della frase ed è uno strumento per rendere più efficace la comprensione dello scritto, allora è accettabile anche per una purista della lingua come me.
    Grazie a tutti i lettori per l’interesse mostrato al mio articolo.